il Caffè di Meliadò

9 febbraio 2013

Fini a Reggio: lodi per Rosanna Scopelliti, “bastone e carota” per la Napoli

Il presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini torna in Calabria, e a Reggio, evidentemente con una situazione un po’ difinifiniversa dalle ultime volte.

Al contempo, nel corso della conferenza stampa di poco fa in riva allo Stretto, accanto naturalmente a una serie d’altre considerazioni “nazionali” (ma pure sulla «difficoltà a valutare» “da lontano” l’operato di un suo ex-delfino come Peppe Scopelliti, che al momento della scissione, a dispetto del forte legame, preferì rimanere nel Pdl), è stato lo stesso fondatore di Futuro e libertà a rievocare le «caterve di voti raccolti al Sud e in Calabria… Non posso dimenticare – ha aggiunto Fini – “che cos’era” piazza Italia, in certi frangenti», nella città di Ciccio Franco.

Ecco lo spunto per un parallelismo-flash non rispetto alla Reggio Calabria dei Fatti del ’70 (…quanto a valori e popolarità della Destra, sarebbe stato come sparare sulla Croce Rossa…), ma nei riguardi di una delle più memorabili iniziative territoriali di Fli.

Non molto dopo il celeberrimo e celebrato «Che fai, mi cacci?», l’ex ministro degli Esteri tenne infatti all’auditorium “Calipari” di Palazzo Campanella una gremitissima assemblea fondativa del partito calabrese.

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23 luglio 2012

Adesso lo dicono anche al Ministero: il Comune di Reggio a un passo dal dissesto

Ci sono dieci grandi città che rischiano molto seriamente il default, scrive un quotidiano serio e mai “strillato” come La Stampa.

“Modestamente”, il Mezzogiorno primeggia in questa specialissima graduatoria-delle-disgrazie-economiche-degli-Enti che circola nei corridoi del Ministero dell’Economia, grazie a Napoli e Palermo. Sempre in Sicilia, c’è pure Milazzo, nel Messinese; e in classifica ci sono anche le due principali metropoli italiane, Roma e Milano.

E siccome siamo metropolitani….. nella top ten fa la sua bella figura Reggio Calabria, «finita in rosso già nel 2007-2008 e ora oggetto di un’inchiesta della magistratura», scrive Paolo Baroni.

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9 luglio 2012

Soppressione dei Tribunali, dalla Calabria inferocita un grido: “Staccate la spina a questo Governo d’incompetenti”

La diagnosi è chiara: turbe psicoeconomicosociali. Altrimenti, “vista dal basso”, non potrebbe assolutamente spiegarsi, fra le mille contraddizioni di queste riforme in pectore globalmente votate alla spending review…, la scelta del governo Monti di reperire 50 milioni tagliando fra gli altri un Tribunale – quello di Castrovillari, importante centro del Cosentino – in cui lo Stato, proprio a causa delle sue dimensioni e rilevanza nevralgiche, ha finanziato solo da poco tempo con 14 milioni di euro la costruzione di un secondo Palazzo di giustizia da 17mila metri quadri, ormai in consegna…

Certo, il consigliere comunale castrovillarese Eugenio Salerno ha un bel gridare, nell’aula del Consiglio regionale: la realtà è che i soldi sono finiti da un pezzo. Lo sa bene il Presidente della Giunta regionale Peppe Scopelliti, che assiste un po’ imbarazzato a una riunione straordinaria dell’Assemblea che sa un po’ di giuramento-della-Pallacorda, e nel suo stesso intervento ammette e rilancia il gravissimo vulnus inferto al territorio calabrese e agli stessi utenti del Sistema Giustizia in una regione che ne avrebbe così tanto bisogno.

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25 settembre 2010

No ‘ndrangheta: manifestiamo tutti insieme. Ma… con cautela :)

Oggi, dopo lunghe settimane di preparazione, è finalmente il giorno no ‘ndrangheta, del grande corteo antimafia nel cuore di Reggio Calabria (“la Capitale della ‘ndrangheta”, ha detto qualcuno di recente). E tutti sfileranno accanto a tutti: laici e cattolici, politici e apolitici, Sinistra e Destra; gente comune e collusi-mafiosi.

Certo, quest’ultimo accostamento – ce ne rendiamo conto – è stridente: ma realistico, però.

In questo senso, crediamo sia utile la mobilitazione odierna; ma prezioso ogni singolo giorno che l’ha preceduta e che la seguirà.

Un esempio di come cercare di evitare l’inerte acquiescenza al panta rei, al tutto scorre senza che si muova foglia, al calatijuncucapassalachina, ad avviso di questo blogger si può senz’altro ravvisare nella recentissima interpellanza congiunta di ben 30 deputati di diverse zone d’Italia e – soprattutto – di diverse forze politiche e perfino di schieramenti opposti.

Al centro, manco a dirsi, il “caso Reggio”.

Sì, perché gente come Franco Laratta, Rosa Villecco Calipari, Maria grazia Laganà, Doris Lo Moro, Cesare Marini, Marco Minniti, Nicodemo Oliverio (Pd), il commissario regionale di Italia dei valori Ignazio Messina, Angela Napoli (coordinatrice di Futuro e libertà in Calabria), Aurelio Misiti (portavoce nazionale dell’Mpa) – solo per limitarsi agli inquilini di Montecitorio eletti nella circoscrizione calabrese o che con la Calabria hanno strettamente a che fare – stavolta non usano lo stantio politichese ma vanno dritti al nocciolo della questione.

UNO. “I fatti e i ‘misteri’ di Reggio Calabria rischiano i condizionare la vita civile e democratica dell’intera Calabria”, si legge: e non è certo un mero riferimento ai pur inquietanti attentati alla Procura generale presso la corte d’appello e al procuratore generale Salvatore Di Landro.

DUE. Comunque sia, per i deputati firmatari dell’interpellanza “il Governo s’è dimostrato non in grado di proteggere adeguatamente il procuratore generale dopo ben due attentati”.

TRE. “A Reggio non è chiaro il ruolo dei servizi segreti”: e qui vengono richiamate dichiarazioni d’espertissimi magistrati antimafia e inchieste giornalistiche di livello, nell’evidenziare che gli uomini dell’intelligence “sono sempre presenti a vario titolo nelle vicende di snodo della città”. Esempi? Il “ruolo avuto nelle elezioni comunali del 2002” come pure la “vicenda del tritolo a Palazzo San Giorgio”: già!, perché ad avviso di parlamentari così autorevoli “la vicenda del presunto attentato all’allora sindaco Scopelliti non è mai stata chiarita” mentre varie indagini “evidenziano rapporti e legami d’amicizia tra lo stesso [ Scopelliti ] ed esponenti della criminalità organizzata (Fiume, Fracapane, Martino)”.

QUATTRO. Conclusione ben autorizzata dal passaggio sub-tre: i parlamentari, rivolgendosi al ministro dell’Interno Roberto Maroni, pongono la sua attenzione “il clima torbido venutosi a creare in questi anni” che a loro avviso cercherebbe di “mettere sullo stesso piano lettere anonime, che puntualmente arrivano quando serve distogliere l’attenzione da altro, bombe e minacce vere”.

…E dunque?

In presenza di potenziali commistioni istituzioni-mafia-società, meglio dribblare cortei antimafia come quello (importante) di oggi?

Secondo noi no.

Tutti in piazza a gridare che “la mafia fa schifo” (ogni riferimento alle magliette che fece stampare il bi-condannato per mafia Totò Cuffaro è puramente voluto), accanto a tutti.

……Ma – ecco! – con cautela.

24 luglio 2009

Partito del Sud? No, Democratici per il Mezzogiorno

Nella vicenda congressuale d’ottobre i Democratici meridionali vogliono “contare”, stravolgendo l’ottica del nascente Partito del Sud.
Un primo tentativo è arrivato con la candidatura in extremis alla segreteria nazionale del Pd da parte di un calabrese/campano ad honorem conicolini r.me Renato Nicolini. E’ vero, il suo passato è ancorato alla stagione dell’ “effimero” a Roma; ma analogo sforzo creativo fu profuso a Napoli, e il suo presente lo vede da anni docente all’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria, già guidata da Alessandro Bianchi.

Proprio l’ex ministro dei Trasporti di Romano Prodi ha appena gettato sul Bova & Sandro Bianchitavolo verde della politica piddina una nuova fiche, fondando insieme a gente del calibro dello storico Lucio Villari, la “regina della liquirizia” Pina Amarelli e Pino Soriero (viceministro al ramo di altro governo Prodi, con un recente “passaggio” dipietrista) il movimento Democratici per il Mezzogiorno.

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