il Caffè di Meliadò

19 febbraio 2013

Pink Politics / 1 – Micaela Fanelli (Pd): globetrotter della politica? E’ normale. E non parlatemi di “modello Reggio”…

Non è facile essere candidate. Specie per la Camera o il Senato. E tranne che per le “big”, delle donne in lizza si parla davvero poco. Un microscopico contributo – fuori da ogni par condicio – vuol darlo, dunque, pure questo blog.

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Raggiungo Micaela Fanelli al telefono, durante uno dei suoi viaggi verso il cuore della Calabria. Appena 41enne, è tra le più giovani candidate d’Italia per Palazzo Madama; e non si tratta di candidatura “di bandiera” (è al quarto posto per il Pd in Calabria dove, se il centrosinistra vincerà, di seggi di coalizione ne scatteranno 6…).

 In Micfotofanelliaela spiccano una simpatia naturale e una precisione micidiale nelle risposte: in questo, è assai poco “politica”, del genus femminile sembra aver soprattutto la concretezza.

Ci si dà del “tu”. E dunque lo faremo anche in quest’intervista.

A 41 anni, da sindaco di un microcentro come Riccia (5mila abitanti in Molise, incastonati tra Campobasso e la campana Benevento), ritrovarsi “catapultata” tra i candidati al Senato nella circoscrizione elettorale di una regione relativamente distante come la Calabria…

«Sì, non è la mia regione ma finiamola di parlare di politici “catapultati” altrove. Intanto c’è un portato di esperienze e competenze, dalla progettazione per i fondi europei all’Anci (dov’è nell’Ufficio nazionale di Presidenza, con delega appunto alla Programmazione comunitaria, ndb), che mi porto dietro. E poi nel candidare un dirigente o un amministratore in un territorio diverso dal proprio non ci trovo niente d’anomalo… Il Pd era nato come partito federale, dici? Ok, ma le Primarie in gran parte hanno raccolto quest’input. Per una quota, complici anche i riequilibri nazionali e tra le componenti politiche, è inevitabile che una Micaela Fanelli anziché in Molise, venga candidata in Calabria; come per la modicana Anna Finocchiaro, che anziché in Sicilia è candidata in Puglia …e come per la cosentina Rosa Calipari, che stavolta invece è candidata alla Camera in Lombardia, no?».

Mah… dovresti dirmelo tu! Certo, se rovesciamo per un attimo le parti e lo chiedi a me, ti dico che un tempo l’idea opinabile che una regione debba eleggere solo corregionali non esisteva: erano più forti il concetto costituzionale che il parlamentare «non ha vincolo di mandato» e rappresenta tutto il Paese e il concetto politico che la disciplina di partito prevale sulle ragioni del proprio territorio. Aggiungo: 30 anni fa ogni regione avrebbe “fatto a pugni” per avere il leader di partito candidato nel proprio territorio. Per ragioni utilitaristiche, già. Ma anche perché l’avrebbe considerato un onore.

«Insomma, oggi siamo più provinciali? Non saprei. In questo non vedo tanto un problema culturale, quanto il prodotto di decenni d’esperienze sbagliate. Il territorio chiedeva più favori che rappresentanza. E alla fine spesso di favori ne arrivavano pochini e la rappresentanza non c’era mai… Le esperienze negative del passato hanno forse anestetizzato elettori, attivisti, dirigenti dei vari partiti un po’ ovunque, ma bisognerebbe ripensare a quale straordinaria occasione può essere, ad esempio, oggi per la Calabria avere candidata qui Rosy Bindi. E per me poter spendere settimane di campagna elettorale accanto a “big” come Rosy e come l’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Marf1.jpgco Minniti è un grande, grande momento di crescita. Comunque vada a finire».

Micaela, che bilancio trai da 3 anni di sindacatura a Riccia?

«Intanto, è stata una notevole esperienza “di frontiera”, in un centro in cui la frustrazione e l’impotenza dilagano, come in tanta parte del Sud. E poi abbiamo fatto parecchie cose concrete: dall’e-government  a una crescente attenzione per il sociale e le associazioni, dalla riqualificazione del centro storico all’avvio di una casa di riposo, nell’idea più complessiva di fare di Riccia un luogo di turismo “del benessere”».

….e da consulente della Regione Basilicata?, per di più dopo importanti incarichi in Confindustria Toscana? Va bene la geo-trasversalità, ma non sarà troppino? Sarà mica per percorsi come questo che poi la gente sparla della Casta?

«Guarda (ride), quando sento domande come questa penso che spesso non si ha l’idea di come funzionano certe dinamiche nel mercato del lavoro. Io ho sviluppato competenze post-laurea non da poco nel settore della progettazione comunitaria: avendo perfezionato gli studi in Toscana sono venute le esperienze confindustriali lì. Poi sempre grazie a Confindustria sono tornata in Molise e poi ho avuto esperienze sempre dello stesso segno con le Regioni Molise e Basilicata, in un momento in cui stavano cercando professionalità di questo tipo. Nessun “giro” strano, la Casta in questo non c’entra niente».

…Ok, ti rifaccio la domanda. Non trovi che, a parità di preparazione, la maggior parte delle persone alla tua età non abbia avuto neanche la metà delle occasioni che hai avuto tu? C’entrerà mica nulla la politica? Non credi che in 9 casi su 10 chi è bravo ma non “ammanigliato” si veda sbattere in faccia tutte le porte?

«Allora: qui, …sfondi una porta aperta. Io non opererei mai una discriminazione di natura politica: per me, se uno è bravo, va avanti. Punto. Debbono contare solo qualità e merito. E poi, se proprio vuoi parlare di me a questo riguardo, la discriminazione per motivi politici io l’ho subita, non me ne sono avvantaggiata: anche per questo, una cosa così nei confronti di un giovane non la farei mai. Il mio motto? Devi andare avanti per ciò che conosci, non per chi conosci».

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10 gennaio 2013

LETTERA A PD E SEL. 2 / Calabria “colonizzatrice”?

(segue)

…a parti invertite, la parlarosamentare cosentina uscente del Pd Rosa Calipari candidata in Lombardia (posizione n. 6 della circoscrizione elettorale Lombardia III per la Camera dei deputati). E la pasionaria antimafia reggina di Sel Celeste Costantino (foto a destra), vicinissima a Niccelehi Vendola e oggi capolista in Piemonte per Sinistra ecologia e libertà nella corsa per Montecitorio?

Fatemi capire: al Nord debbono essere contenti, allora? O il Piemonte e la Lombardia sono “colonizzati” dalla Calabria? (immagine forte, eh?).

O, per citare casi non-calabresi, la Campania “colonizzata” da un capolista “pesante” come l’ex leader della Cgil Guglielmo Epifani? O la Campania in cui viene bellamente “paracadutato” (seconda piazza per Palazzo Madama) il romagnolo Sergio Zavoli, peraltro già straordinario giornalista e notevole uomo apicale Rai? O il siculo-ligure Ignazio Marino capolista per il Senato in Piemonte va meglio?

(2 – continua)

9 gennaio 2013

LETTERA A PD E SEL. 1 / Dai derogati a Nimby

Quando siamo allo showdown delle candidature, il centrosinistra (cioè Pd e Sel, tirando fuori la simpatica “invenzione” di un Centro democratico di per sé inesistente, se non per motivi elettorali) deve fare i conti con se stesso.dat

Nel Partito democratico si sa benissimo quale marasma sia accaduto per la candidatura alle primarie calabresi (nella “circoscrizione” di Reggio Calabria) del presidente nazionale del partito, Rosy Bindi, una dei 10 “derogati”. Anche se è commissario regionale dèmocrat (da non troppo tempo, in verità…) anche il campano Alfredo D’Attorre candidato alle primarie nel Catanzarese ha lasciato molti attoniti, per quanto non sorpresi.

Mancano però diversi dettagli.

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25 settembre 2010

No ‘ndrangheta: manifestiamo tutti insieme. Ma… con cautela :)

Oggi, dopo lunghe settimane di preparazione, è finalmente il giorno no ‘ndrangheta, del grande corteo antimafia nel cuore di Reggio Calabria (“la Capitale della ‘ndrangheta”, ha detto qualcuno di recente). E tutti sfileranno accanto a tutti: laici e cattolici, politici e apolitici, Sinistra e Destra; gente comune e collusi-mafiosi.

Certo, quest’ultimo accostamento – ce ne rendiamo conto – è stridente: ma realistico, però.

In questo senso, crediamo sia utile la mobilitazione odierna; ma prezioso ogni singolo giorno che l’ha preceduta e che la seguirà.

Un esempio di come cercare di evitare l’inerte acquiescenza al panta rei, al tutto scorre senza che si muova foglia, al calatijuncucapassalachina, ad avviso di questo blogger si può senz’altro ravvisare nella recentissima interpellanza congiunta di ben 30 deputati di diverse zone d’Italia e – soprattutto – di diverse forze politiche e perfino di schieramenti opposti.

Al centro, manco a dirsi, il “caso Reggio”.

Sì, perché gente come Franco Laratta, Rosa Villecco Calipari, Maria grazia Laganà, Doris Lo Moro, Cesare Marini, Marco Minniti, Nicodemo Oliverio (Pd), il commissario regionale di Italia dei valori Ignazio Messina, Angela Napoli (coordinatrice di Futuro e libertà in Calabria), Aurelio Misiti (portavoce nazionale dell’Mpa) – solo per limitarsi agli inquilini di Montecitorio eletti nella circoscrizione calabrese o che con la Calabria hanno strettamente a che fare – stavolta non usano lo stantio politichese ma vanno dritti al nocciolo della questione.

UNO. “I fatti e i ‘misteri’ di Reggio Calabria rischiano i condizionare la vita civile e democratica dell’intera Calabria”, si legge: e non è certo un mero riferimento ai pur inquietanti attentati alla Procura generale presso la corte d’appello e al procuratore generale Salvatore Di Landro.

DUE. Comunque sia, per i deputati firmatari dell’interpellanza “il Governo s’è dimostrato non in grado di proteggere adeguatamente il procuratore generale dopo ben due attentati”.

TRE. “A Reggio non è chiaro il ruolo dei servizi segreti”: e qui vengono richiamate dichiarazioni d’espertissimi magistrati antimafia e inchieste giornalistiche di livello, nell’evidenziare che gli uomini dell’intelligence “sono sempre presenti a vario titolo nelle vicende di snodo della città”. Esempi? Il “ruolo avuto nelle elezioni comunali del 2002” come pure la “vicenda del tritolo a Palazzo San Giorgio”: già!, perché ad avviso di parlamentari così autorevoli “la vicenda del presunto attentato all’allora sindaco Scopelliti non è mai stata chiarita” mentre varie indagini “evidenziano rapporti e legami d’amicizia tra lo stesso [ Scopelliti ] ed esponenti della criminalità organizzata (Fiume, Fracapane, Martino)”.

QUATTRO. Conclusione ben autorizzata dal passaggio sub-tre: i parlamentari, rivolgendosi al ministro dell’Interno Roberto Maroni, pongono la sua attenzione “il clima torbido venutosi a creare in questi anni” che a loro avviso cercherebbe di “mettere sullo stesso piano lettere anonime, che puntualmente arrivano quando serve distogliere l’attenzione da altro, bombe e minacce vere”.

…E dunque?

In presenza di potenziali commistioni istituzioni-mafia-società, meglio dribblare cortei antimafia come quello (importante) di oggi?

Secondo noi no.

Tutti in piazza a gridare che “la mafia fa schifo” (ogni riferimento alle magliette che fece stampare il bi-condannato per mafia Totò Cuffaro è puramente voluto), accanto a tutti.

……Ma – ecco! – con cautela.

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