il Caffè di Meliadò

29 marzo 2011

Dipietristi e “cartello a 4” hanno ucciso l’Uomo Ragno, anzi no: il centrosinistra. La polizia piddina brancola nel buio

Sì, a Reggio Calabria il centrosinistra è morto.

Evvabbè.

Stiamo già pensando a un epitaffio commovente ma non troppo, quando riflettiamo a voce alta, per quanto soli: non si può certo dire che questo decesso sia sorprendente. Ma si può sicuramente dire che non di morte naturale si tratta, ma di assassinio.

Tra i “soliti sospetti” c’è un partito che da sempre fa parte del centrosinistra “allargato”. Il partito che su scala nazionale non vuole contaminazioni con robaccia (?) tipo Gianfranco Fini o Pierferdinando Casini. Insomma, Italia dei valori.

Sì, proprio i dipietristi che in pieno congresso cittadino “incoronavano” per primi, per primi!, con scroscianti applausi, la candidatura di Massimo Canale, beh, adesso la rimpiazzano – nemesi storica?! – esattamente con chi fu eletto coordinatore cittadino di Reggio Calabria in quel congresso: Aldo De Caridi (vedi foto).

 

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25 settembre 2010

No ‘ndrangheta: manifestiamo tutti insieme. Ma… con cautela :)

Oggi, dopo lunghe settimane di preparazione, è finalmente il giorno no ‘ndrangheta, del grande corteo antimafia nel cuore di Reggio Calabria (“la Capitale della ‘ndrangheta”, ha detto qualcuno di recente). E tutti sfileranno accanto a tutti: laici e cattolici, politici e apolitici, Sinistra e Destra; gente comune e collusi-mafiosi.

Certo, quest’ultimo accostamento – ce ne rendiamo conto – è stridente: ma realistico, però.

In questo senso, crediamo sia utile la mobilitazione odierna; ma prezioso ogni singolo giorno che l’ha preceduta e che la seguirà.

Un esempio di come cercare di evitare l’inerte acquiescenza al panta rei, al tutto scorre senza che si muova foglia, al calatijuncucapassalachina, ad avviso di questo blogger si può senz’altro ravvisare nella recentissima interpellanza congiunta di ben 30 deputati di diverse zone d’Italia e – soprattutto – di diverse forze politiche e perfino di schieramenti opposti.

Al centro, manco a dirsi, il “caso Reggio”.

Sì, perché gente come Franco Laratta, Rosa Villecco Calipari, Maria grazia Laganà, Doris Lo Moro, Cesare Marini, Marco Minniti, Nicodemo Oliverio (Pd), il commissario regionale di Italia dei valori Ignazio Messina, Angela Napoli (coordinatrice di Futuro e libertà in Calabria), Aurelio Misiti (portavoce nazionale dell’Mpa) – solo per limitarsi agli inquilini di Montecitorio eletti nella circoscrizione calabrese o che con la Calabria hanno strettamente a che fare – stavolta non usano lo stantio politichese ma vanno dritti al nocciolo della questione.

UNO. “I fatti e i ‘misteri’ di Reggio Calabria rischiano i condizionare la vita civile e democratica dell’intera Calabria”, si legge: e non è certo un mero riferimento ai pur inquietanti attentati alla Procura generale presso la corte d’appello e al procuratore generale Salvatore Di Landro.

DUE. Comunque sia, per i deputati firmatari dell’interpellanza “il Governo s’è dimostrato non in grado di proteggere adeguatamente il procuratore generale dopo ben due attentati”.

TRE. “A Reggio non è chiaro il ruolo dei servizi segreti”: e qui vengono richiamate dichiarazioni d’espertissimi magistrati antimafia e inchieste giornalistiche di livello, nell’evidenziare che gli uomini dell’intelligence “sono sempre presenti a vario titolo nelle vicende di snodo della città”. Esempi? Il “ruolo avuto nelle elezioni comunali del 2002” come pure la “vicenda del tritolo a Palazzo San Giorgio”: già!, perché ad avviso di parlamentari così autorevoli “la vicenda del presunto attentato all’allora sindaco Scopelliti non è mai stata chiarita” mentre varie indagini “evidenziano rapporti e legami d’amicizia tra lo stesso [ Scopelliti ] ed esponenti della criminalità organizzata (Fiume, Fracapane, Martino)”.

QUATTRO. Conclusione ben autorizzata dal passaggio sub-tre: i parlamentari, rivolgendosi al ministro dell’Interno Roberto Maroni, pongono la sua attenzione “il clima torbido venutosi a creare in questi anni” che a loro avviso cercherebbe di “mettere sullo stesso piano lettere anonime, che puntualmente arrivano quando serve distogliere l’attenzione da altro, bombe e minacce vere”.

…E dunque?

In presenza di potenziali commistioni istituzioni-mafia-società, meglio dribblare cortei antimafia come quello (importante) di oggi?

Secondo noi no.

Tutti in piazza a gridare che “la mafia fa schifo” (ogni riferimento alle magliette che fece stampare il bi-condannato per mafia Totò Cuffaro è puramente voluto), accanto a tutti.

……Ma – ecco! – con cautela.

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