il Caffè di Meliadò

21 novembre 2010

Universitòpoli / Lettera a docenti e impiegati della “Mediterranea” di Reggio Calabria

Cari docenti e funzionari di Architettura, o meglio: cari docenti e funzionari dell’intera Università “Mediterranea”, in un momento così difficile ci sono poche brevi parole che noi vorremmo rivolgervi, a mo’ di lettera aperta.

 

Innanzitutto, sappiamo bene come la stragrande maggioranza di voi siano persone perbene, con la schiena dritta e che non hanno nemmeno mai immaginato di piegarsi a minacce e lusinghe del crimine organizzato. E’ importante ribadirlo, nel momento in cui si solleva il polverone di un autentico – e secondo noi giustificatissimo – caso mediatico nazionale.

 

In seconda battuta, sarà il caso di distinguere tra pandette ed etica, insomma tra eventuali responsabilità penali e questione morale.

E quel che stando all’accusa è successo, ha per teatro non una panetteria ma un luogo d’alta formazione, dove si creano menti e destini dei giovani, in un contesto socio-territoriale pesantemente involuto da generazioni.

 

E allora, noi vorremmo lasciare da parte i doverosi accertamenti della magistratura, ma pure lo sgomento collettivo; e rivolgerci ai singoli.

 

Ognuno di voi sa se davvero ha compiuto atti inammissibili per un dipendente di un presidio accademico o a maggior ragione per un docente universitario. Se davvero ha falsificato esami o li ha svolti alla carlona per un’intimidazione, se è stato connivente, se ha agevolato operazioni inconcepibili, se “sapeva” e ha taciuto.

 

Al di là del futuro verdetto dei magistrati, chi di voi avesse fatto tutto questo, a nostro avviso già nelle prossime ore deve fare solo una cosa: ammettere tutto pubblicamente, fare fagotto e lasciare immediatamente l’Università.

 

Il futuro della Calabria è incompatibile con questi esempi, il modello da offrire ai giovani che coraggiosamente decidono di rimanere a studiare e, se mai troveranno un’occupazione, a lavorare qui è incompatibile con questi comportamenti.

Per la coscienza di chi davvero avesse ceduto alle pressioni dei clan non ci sarà mai archiviazione.

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24 luglio 2009

Partito del Sud? No, Democratici per il Mezzogiorno

Nella vicenda congressuale d’ottobre i Democratici meridionali vogliono “contare”, stravolgendo l’ottica del nascente Partito del Sud.
Un primo tentativo è arrivato con la candidatura in extremis alla segreteria nazionale del Pd da parte di un calabrese/campano ad honorem conicolini r.me Renato Nicolini. E’ vero, il suo passato è ancorato alla stagione dell’ “effimero” a Roma; ma analogo sforzo creativo fu profuso a Napoli, e il suo presente lo vede da anni docente all’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria, già guidata da Alessandro Bianchi.

Proprio l’ex ministro dei Trasporti di Romano Prodi ha appena gettato sul Bova & Sandro Bianchitavolo verde della politica piddina una nuova fiche, fondando insieme a gente del calibro dello storico Lucio Villari, la “regina della liquirizia” Pina Amarelli e Pino Soriero (viceministro al ramo di altro governo Prodi, con un recente “passaggio” dipietrista) il movimento Democratici per il Mezzogiorno.

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