il Caffè di Meliadò

20 settembre 2012

Un Manifesto che tutti potrebbero firmare (in tempi normali). E che oggi è un drammatico errore

Ci sono almeno due cose tristi, nel guardare al manifesto Reggio rivendica il suo ruolo che in questi giorni i maggiorenti di Reggio Calabria si stanno affrettando a sottoscrivere (e che giusto in queste ore sta comparendo, affisso, sui muri della città), il cui senso ultimo pare essere scongiurare un possibile scioglimento del Comune di Reggio Calabria per infiltrazioni mafiose, al contempo esponendo al pubblico ludibrio chi – politici, attori sociali, giornalisti… – ha ‘osato’ denunciarle.

#1 – la domanda sorge spontanea: dov’era tutta questa forza vitale (?), quando in città sono stati arrestati capibastone del calibro di Pasquale Condello il Supremo e di Giovanni Tegano (vedi foto)? Anziché sentire penosamente i familiari di quest’ultimo definirlo uomo di pace davanti a tante telecamere, il suo arresto – o ancor più quello del Supremo – sarebbero state splendide occasioni per vedere la città antimafiosa prendere nettamente posizione, schierarsi accanto alle forze dell’ordine e contro gli ‘ndranghetisti, assumere quella scelta-di-campo che s’è vista (per esempio) a Palermo quando sono stati catturati Totò Riina o Bernardo ‘zu Binnu Provenzano; ma, se è per questo, anche con la svolta legalitaria Lo Bello/Montante di Confindustria Sicilia (mentre chi svolge un analogo tentativo qui viene sovente lasciato senza un pieno, convinto supporto socioistituzionale).

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2 novembre 2010

“Cheeeee? Bova e Adamo come Pintor e la Rossanda? Caro Sansonetti, vorrei dirti che…”. Firmato Fernanda Gigliotti

 <Caro direttore Sansonetti, da tempo pensavo di scriverLe per darLe il benvenuto in Calabria>… Questo l’ “incipit”, graffiante come sempre, di una missiva inviata al direttore di “Calabria Ora” Piero Sansonetti (e divulgata tramite il social network Facebook) da Fernanda Gigliotti (vedi foto), esponente calabrese di punta dell’ “area Marino” del Partito democratico, già candidata alla segreteria regionale sempre del Pd.

<Paola Concia, mia cara amica, mi aveva preannunciato il Suo incarico a Calabria Ora e ho gioito, insieme a tanti altri, perché ho sempre apprezzato il suo giornalismo libero e leale – scrive la Gigliotti –. Sta di fatto, però, che da quando Lei ha assunto il ruolo di direttore nessuna delle note stampa, degli articoli, dei commenti, delle agenzie, a firma mia o del Gruppo PD – Calabri 25 Aprile, hanno più trovato spazio nelle pagine del Suo giornale. Almeno fino a quando non è arrivata Paola Concia in Calabria, il 23 e 24 ottobre scorso, quando finalmente si è rotto l’incantesimo e abbiamo ritrovato spazio, abbondante ed importante, sulle pagine di Calabria Ora.

Poi, di nuovo il nulla>.

<Personalmente non mi scandalizzo – aggiunge l’esponente piddina – e non ci trovo nulla di strano, se la proprietà di un giornale difende se stessa e i suoi interessi politici ed economici. La stranezza sta invece nel fatto che questa “editoria”, questa “proprietà”, spesso ha imposto la trasformazione di un giornale da “organo di informazione” in strumento di “disinformazione”, tacendo pezzi di verità scomode, soprattutto quando si è trattato di parlare di Partito Democratico.

Anche la Sua firma, sotto un editoriale di qualche settimana fa, di aspra critica all’attività del commissario del Pd, ha il sapore del pregiudizio. Forse un confronto preventivo l’avrebbe aiutata a capire meglio i fatti così da evitare l’errore marchiano di avere equiparato l’uscita dal Pd di Adamo e Bova a quella della Rossanda (vedi foto) e di Pintor dal vecchio Pci. Queste ultime sono altre storie, altre vite, altri spessori culturali, umani e politici. Praticamente un altro mondo>.

<In Calabria il Pd sta cercando, invece, di scrivere la parola “fine” ad un modo familistico e personale di fare politica – è la distintissima valutazione politica della Gigliotti –, intriso di faide e lotte personali che molto hanno mutuato nei metodi, nello stile, nelle evoluzioni, da altre associazioni non democratiche. Un sistema oligarchico in cui il rinnovamento è passato da padre in figlio, da marito in moglie, da fratello a fratello. Uno ius sanguinis che è proprio delle società criminali. Un mondo senza passioni ideali.

Certo, conoscere la storia politica, professionale e personale degli ultimi venti anni di tutta la classe dirigente calabrese è forse chiederLe troppo. Ma sarebbe bastato conoscere i fatti politici accaduti in Calabria anche solo dell’ultimo lustro, il fallimento delle proposte di governo degli ultimi anni, per comprendere che le decisioni assunte nel Pd non solo erano giuste sotto il profilo “formale burocratico”, ma “necessarie e non più rinviabili” sotto l’aspetto politico, per la responsabilità “dolosa” dei suoi “ex giovani, combattivi e brillanti di tanti anni fa”, nella sconfitta elettorale del 28 marzo 2010>.

Non manca uno spunto tutto incentrato sull’ottimismo e la propositività, rispetto al futuro dei “dèmocrat” come pure della sfida informativa di “Calabria Ora”: <Spero e Le auguro che nel prossimo futuro vorrà conoscere un pezzo di calabresità che forse ancora Le manca – si legge ancora nella lettera inviata da Fernanda Gigliotti – e che sarebbe felice di incontrarLa e di conoscerLa, perché ritiene che Lei, al di la delle polemiche, è e rimane un esempio di giornalismo libero e garantista in un’Italia sempre più vittima di populismi che usano il giustizialismo e il garantismo ad orologeria a seconda del bisogno del momento. Noi, invece, vorremmo che tra il berlusconismo e il dipietrismo ci fosse un proposta democratica autentica e una classe dirigente credibile, capace di arrivare prima di ogni avviso di garanzia e di ogni bomba intimidatoria>.

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