il Caffè di Meliadò

9 gennaio 2011

Il “caso Perugini”. Un paradigma per un’intera coalizione e un’intera classe dirigente (2)

(segue)

Nel 2010, quand’era ormai digerito il dato che l’Udc avrebbe supportato la “corazzata”-Scopelliti e che non sarebbe stato il centrista Roberto Occhiuto ma lo stesso Loiero il candidato-Presidente del centrosinistra, si volle a tutti i costi (perfino con una becera finzione, dopo il sostanziale accordo di Caposuvero) proteggere il teorico pluralismo del Pd attraverso le note finte-primarie vinte proprio da Agazio Loiero su Peppe Bova e Brunello Censore (Doris Lo Moro s’era ormai ritirata). Ci fossero state primarie “di coalizione”, il Governatore uscente avrebbe senz’altro dovuto fronteggiare ulteriori rivali per la nomination relativa al centrosinistra.

Il primo quesito fu: ma è giusto?

Noi, sul punto, ripetemmo quel che andiamo dicendo da anni e anni: benissimo il rispetto del cittadino-elettore, ma proprio per questo motivo l’uscente dev’essere assolutamente e sempre ricandidato dalla coalizione che riuscì a farlo eleggere. Perché in forza del principio di responsabilità politica, se l’elettore è contento del suo operato lo rivota; se ne è scontento, lo manda a casa. Un giudizio doveroso, semplice, chiaro.

Invece, se la coalizione ha malgovernato (…anche con l’elezione diretta, le responsabilità non sono e non saranno mai di una persona sola…), con l’espediente di “cambiare cavallo” magari perde lo stesso, però sfugge (e l’uscente con lei) a una precisissima valutazione di merito. E può, così, bellamente attribuire la responsabilità della sconfitta al fatto d’aver cambiato, allo spiazzamento degli elettori, alla minor esperienza del “nuovo” candidato etc. etc.

Ma il Pd ha appena deciso che non ricandiderà diversi uscenti: il punto primo, dunque, è superato.

Evidentemente, per il Partito democratico non è molto importante che siano i cittadini a giudicare se un suo eletto ha governato bene oppure no. Ovvero, per il Pd ci sono cose più importanti.

(2 – continua)

25 settembre 2010

No ‘ndrangheta: manifestiamo tutti insieme. Ma… con cautela :)

Oggi, dopo lunghe settimane di preparazione, è finalmente il giorno no ‘ndrangheta, del grande corteo antimafia nel cuore di Reggio Calabria (“la Capitale della ‘ndrangheta”, ha detto qualcuno di recente). E tutti sfileranno accanto a tutti: laici e cattolici, politici e apolitici, Sinistra e Destra; gente comune e collusi-mafiosi.

Certo, quest’ultimo accostamento – ce ne rendiamo conto – è stridente: ma realistico, però.

In questo senso, crediamo sia utile la mobilitazione odierna; ma prezioso ogni singolo giorno che l’ha preceduta e che la seguirà.

Un esempio di come cercare di evitare l’inerte acquiescenza al panta rei, al tutto scorre senza che si muova foglia, al calatijuncucapassalachina, ad avviso di questo blogger si può senz’altro ravvisare nella recentissima interpellanza congiunta di ben 30 deputati di diverse zone d’Italia e – soprattutto – di diverse forze politiche e perfino di schieramenti opposti.

Al centro, manco a dirsi, il “caso Reggio”.

Sì, perché gente come Franco Laratta, Rosa Villecco Calipari, Maria grazia Laganà, Doris Lo Moro, Cesare Marini, Marco Minniti, Nicodemo Oliverio (Pd), il commissario regionale di Italia dei valori Ignazio Messina, Angela Napoli (coordinatrice di Futuro e libertà in Calabria), Aurelio Misiti (portavoce nazionale dell’Mpa) – solo per limitarsi agli inquilini di Montecitorio eletti nella circoscrizione calabrese o che con la Calabria hanno strettamente a che fare – stavolta non usano lo stantio politichese ma vanno dritti al nocciolo della questione.

UNO. “I fatti e i ‘misteri’ di Reggio Calabria rischiano i condizionare la vita civile e democratica dell’intera Calabria”, si legge: e non è certo un mero riferimento ai pur inquietanti attentati alla Procura generale presso la corte d’appello e al procuratore generale Salvatore Di Landro.

DUE. Comunque sia, per i deputati firmatari dell’interpellanza “il Governo s’è dimostrato non in grado di proteggere adeguatamente il procuratore generale dopo ben due attentati”.

TRE. “A Reggio non è chiaro il ruolo dei servizi segreti”: e qui vengono richiamate dichiarazioni d’espertissimi magistrati antimafia e inchieste giornalistiche di livello, nell’evidenziare che gli uomini dell’intelligence “sono sempre presenti a vario titolo nelle vicende di snodo della città”. Esempi? Il “ruolo avuto nelle elezioni comunali del 2002” come pure la “vicenda del tritolo a Palazzo San Giorgio”: già!, perché ad avviso di parlamentari così autorevoli “la vicenda del presunto attentato all’allora sindaco Scopelliti non è mai stata chiarita” mentre varie indagini “evidenziano rapporti e legami d’amicizia tra lo stesso [ Scopelliti ] ed esponenti della criminalità organizzata (Fiume, Fracapane, Martino)”.

QUATTRO. Conclusione ben autorizzata dal passaggio sub-tre: i parlamentari, rivolgendosi al ministro dell’Interno Roberto Maroni, pongono la sua attenzione “il clima torbido venutosi a creare in questi anni” che a loro avviso cercherebbe di “mettere sullo stesso piano lettere anonime, che puntualmente arrivano quando serve distogliere l’attenzione da altro, bombe e minacce vere”.

…E dunque?

In presenza di potenziali commistioni istituzioni-mafia-società, meglio dribblare cortei antimafia come quello (importante) di oggi?

Secondo noi no.

Tutti in piazza a gridare che “la mafia fa schifo” (ogni riferimento alle magliette che fece stampare il bi-condannato per mafia Totò Cuffaro è puramente voluto), accanto a tutti.

……Ma – ecco! – con cautela.

26 dicembre 2009

Regionali, per il centrosinistra dèbacle annunciata? (1)

E’ chiaro: sembra incredibile, ‘dover’ assistere al disfacimento del centrosinistra nel centroSud.

Però ci sono alcuni indizi che fanno ipotizzare qualcosa del genere, in vista delle Regionali di fine marzo… Prendiamo, per esempio, la candidatura degli uscenti in Campania, Calabria, Puglia e Lazio: il centrodestra parrebbe dover solo decidere chi far eleggere.

Il problema in Puglia non sta nella debolezza del centrosinistra ma, al solito, nelle lacerazioni: Nichi Vendola deve vedersela con la congettura piddina di non candidare lui, ma il sindaco di Bari Michele Emiliano, peraltro guida dei Democrat pugliesi (metterebbe Udc e dipietristi, che assolutamente osteggiano il leader nazionale di Sinistra ecologia e libertà, nelle condizioni d’allearsi col Pd; e al tempo stesso, libererebbe la ‘casella’ della sindacatura del capoluogo della Puglia); in Campania, qualsiasi nome nel post-Antonio Bassolino sembra spacciato; in Lazio, per ragioni del tutto analoghe, è difficile perfino rastrellare il nome di un candidato a succedere al volto Rai Piero Marrazzo, le cui disavventure sono ormai perfino troppo note.

Quanto alla Calabria, la candidatura di Agazio Loiero è fortemente posta in discussione dalle Primarie in cui sarà sfidato dal presidente del Consiglio regionale Peppe Bova, dal deputato Doris Lo Moro e dal consigliere regionale piddino Brunello Censore.
Epperò, esiste un meccanismo di “ripescaggio” più che possibile: non considerare vincolante l’esito di questo strumento per la scelta del candidato-Governatore.
Non tanto ad opera dei diretti protagonisti, quanto dei partiti loro sostenitori…

(1 – continua)

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