il Caffè di Meliadò

16 ottobre 2010

Lettera a Franco Fortugno, 5 anni dopo il suo assassinio

Caro Franco,

caro Franco Fortugno, ieri sera mentre pensavo a quel 16 ottobre 2005, a Palazzo Nieddu, a questi anni “senza verità” – come questo blogger ha avuto modo di definirli in altri contesti: e la sentenza di primo grado contro gli esecutori materiali e i “mandantini” del fatto di sangue, allocchi esclusi, nessuno potrebbe realisticamente dipingerla come Verità -, si consumavano le ulteriori tragedie e contraddizioni del “caso Sarah Scazzi“. Vicende lontane, per contesti geografici e umani. Che – maledettamente – hanno in comune solo il sangue dell’epilogo.

Vedi, Franco, proprio in queste ore l’escalation del crimine organizzato in Calabria sta portando all’arrivo dell’esercito. Cioè: di 75 militari che presidieranno alcuni punti caldi della città, in riva allo Stretto.

Ora, non c’è bisogno che io ti dica: a parte gli altri tre punti (10 uomini ciascuno, s’è calcolato), 40 uomini per una piazza d’armi come il Centro direzionale di Sant’Anna, l’area sulla quale insiste la gran parte degli uffici giuiziari (ma, se è per questo, anche degli uffici del Comune di Reggio Calabria), a parte banalità – vere, però – come turni, avvicendamenti etc. vuol dire, di fatto, quasi meno protezione di prima.

Eh sì, eh. Perché dentro il perimetro del Cedir (non “nelle vicinanze”, non “a 700 metri” come certi albergucci in certi squallidi opuscoli da tour operator: no no, dentro l’area, sotto quei pilastri) molti dimenticano che c’è già uno dei due “centri periferici” della Polizia di Stato nella città di Reggio, al di là della Questura; proprio la circostanza che ci vadano ogni mattina migliaia di persone (sai com’è, Franco… i processi… le esigenze di parlare con quel dirigente comunale o con quell’assessore, o semplicemente com’è capitato pure a me di dover mettere a posto la pratica per l’acquedotto…) fa in modo che, oltretutto, ci siano praticamente sempre almeno una-due pattuglie della Polizia municipale.

E dunque: se nonostante tutto questo carname di utenti e tutori della legge qualcuno s’è divertito ugualmente a piazzare un bazooka (monouso e già usato) ‘alla distanza giusta’, almeno in teoria, dall’ufficio del procuratore distrettuale Giuseppe Pignatone, dopotutto si fa fatica a credere che adesso diventerà invece impossibile un gesto della stessa tremenda, cupa efficacia mafiosa.

A proposito: mafiosa. Borghesia mafiosa.

Sai caro vicepresidente del Consiglio regionale che, a differenza di tanti “ducetti” di ieri e di oggi, non ha mai gonfiato il petto a sproposito per la sua (relativa) carica, il termine borghesia mafiosa è stato praticamente coniato quando sei stato ucciso, in un seggio di Locri delle primarie del Pd, mentre milioni di persone scrivevano che sì, per loro doveva essere Romano Prodi il candidato premier del centrosinistra (ed era, questa, un’esaltante novità assoluta). Ma non perché nessuno ne avesse mai scritto o parlato, no; perché da 5 anni a questa parte ormai anche macellai e operatori ecologici hanno sentito almeno una volta questa locuzione e spesso l’hanno pronunciata a propria volta, perché in questi lunghissimi anni – soprattutto – hanno parlato di borghesia mafiosa in particolar modo i prototipi della borghesia mafiosa!, quelli della tangente al bar (manonsidevedire), quelli dell’amico ‘ndranghetista frequentato in pizzeria o in discoteca (mafattiicavolituoichecampicentanni). Quei seri professionisti e politici e galantuomini che poi avevano regolarmente il favore giusto, o l’immobile in locazione dal Principe degli Usurai…

Ora basta, però. Se 5 anni dopo e con tante importantissime inchieste ormai attivate non s’è avuto non diciamo il destro di concludere un’indagine seria sul livello politico-affaristico-mafioso del tuo omicidio (che, come saprai, secondo serissimi investigatori doveva essere un mero micidiale avvertimento per qualcun altro…), è difficile pensare che questo possa avvenire; almeno, in tempi “umani”.

E’ per questo che questo blogger ritiene ci si debba concentrare sullo smontaggio del caleidoscopio politica-‘ndrangheta-società con particolare attenzione per il futuro. Un’operazione che non può certo essere lasciata alla sola magistratura. In altre parole: ricordarsi del tuo sangue, prima di tirar fuori i contanti per il “pizzo”. Ricordarsi del tuo sangue, prima di entrare in quel certo negozio. Ricordarsi del tuo sangue, prima di accettare il favore per vincere illegalmente quell’appalto. Ricordarsi del tuo sangue, prima di andare a cercare i voti, i soliti voti dai soliti amici degli amici.

Com’è stato ricordato in modo assai pertinente, è perché ci sono persone che colludono e che fanno affari sporchi, che poi ci sono quelli che pagano di persona e per tutti, magari con la vita. Come te.

20 luglio 2009

Il Pd e i suoi mille guai. Prendiamone “uno”…… Mario Meliadò intervista Mario Adinolfi, candidato alla segreteria nazionale (3)

(TRE – segue)

Caro Adinolfi… lasciamo da parte per un attimo il Pd.

Ieri era l’anniversario di via D’Avia d'ameliomelio: a ricordare un emblema della lotta alle mafie e della stessa storia del nostro Paese come Paolo Borsellino non c’erano non dico il Governo, ma neanche un parlamentare. E però mi pare in carica una Commissione antimafia guidata dall’autorevolissimo ex ministro dell’Interno Beppe Pisanu, che ha 2 vicepresidenti con solide radici calabresi come Mario Tassone, catanzarese da una vita nelle Istituzioni, e Luigi De Sena, ex vicecapo vicario della Polizia, che venne nominato Superprefetto di Reggio Calabria in seguito al delitto Fortugno…

Tutto pare aggravarsi, pensando che Rita Borsellino (la sorella del magistrato palermitano assassinato) è stata candidata alla guida della Regione Sicilia, e non proprio nel 1700…

<Che dire? Quanto accaduto è semplicemente inaccettabile. Le Istituzioni dovrebbero essere sempre presenti nella vita della gente e nel contrasto al crimine organizzato con la serietà del proprio impegno, il perseguimento della legalità ma anche col debito ricordo degli eroi che proprio per garantire il rispetto della legge e tutelare la nostra sicurezza hanno rischiato la vita o sono stati uccisi. Poi, è chiaro, la mia mente torna al ’92, quando io ero un ragazzino ma Cosa Nostra assassinava Falcone e Borsellino e proprio le loro morti eroiche alimentavano una voglia di rinascita e di contrasto al crimine organizzato che in Sicilia ha prodotto più frutti che altrove. Ma mi rimanda anche al 16 ottobre del 2005, quando le Primarie che indicarono in Romano Prodi il candidato-premier furono funestate, appunto, dal barbaro assassinio di Franco Fortugno a Locri. E più avanti alle Primarie in Sicilia… Un mix di brutti ricordi: anche in questo senso, questa politica deve cambiare>.

Mario, sei un candidato-outsider. Al di là dei tuoi lodevoli sforzi, come pensi che andrà a finire? Al congresso di ottobre, intendo, ma soprattutto dopo…

<A oggi, i dati ci dicono che la vittoria andrà a Pierluigi Bersani. E sarebbe un male per il partito, perché ci consegnerebbe un partito-chiesa fatto di antichi riti, che rimanda le sue regole interne alle decisioni dei soci delle bocciofile…, ricamando su vecchi schemi anacronistici rispetto alle pulsioni e ai bisogni del Paese. Questo quanto alla mia idea. Ma la tua domanda mi rimanda a un’oggettività con cui devo misurarmi: girando per l’Italia, vedo che la maggior parte della gente, specialmente degli iscritti al partito, si riconosce negli intenti di Bersani>.

Ehi, Mario… hai bluffato?! So che non la consideri una tecnica pokeristica virtuosa, ma il fatto che tu abbia preso parte a un World poker contest da questo punto di vista m’inquieta…

<No no, nessun bluff… Il problema è che sto giocando con carte più ‘deboli’. Aggiungo però che ho tale esperienza nel poker da aver visto tante volte carte ‘deboli’ diventare più ‘forti’ di quelle dell’avversario…>

(TRE – continua)

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