il Caffè di Meliadò

10 gennaio 2013

Il “caso Reggio”? Siam magistrati contabili: niente dissesto…

corteconti2La Corte dei conti ha deciso: per il momento, il Comune di Reggio Calabria non andrà in dissesto finanziario, malgrado il notevole “buco” nelle casse di Palazzo San Giorgio.

Va detto sùbito che non si tratta di alcuna riabilitazione di merito o di particolari apprezzamenti positivi né verso l’operato della giunta Arena (l’ultima operante, al momento dello scioglimento dell’Ente per «contiguità mafiose») né della Commissione straordinaria Panico-Castaldo-Piazza.  Dunque, nessun motivo d’esultanza per nessuno; se non pensando ai disastrosi effetti che – oggettivamente – una dichiarazione di dissesto dell’Ente avrebbe sulla comunità reggina.

Non di meno, va detto pure che non sono state le Sezioni unite a pronunciarsi, ma la Sezione autonomie della Corte dei conti (Giampaolinoche le norme espressamente prevedono sia presieduta dallo stesso presidente della Corte, nello specifico Luigi Giampaolino), con un verdetto, la deliberazione n. 1 del 3 gennaio 2013, che comunque farà giurisprudenza.

E la risposta offerta alla “questione di massima” sollevata dalla Sezione regionale di controllo della Calabria non “farà giurisprudenza” per modo di dire… Nello stesso dispositivo, uno dei commi recita che «ai criteri d’orientamento» fissati «si conformano tutte le Sezioni regionali di controllo».

IL QUESITO Nel merito, il punto-chiave è la deliberazione del Piano di riequilibrio previsto nel Tuel (il Testo unico Enti locali, che nel Titolo Ottavo della Parte Seconda si occupa di «Enti locali deficitari o dissestati») per come modificato dalla legge n. 213 dello scorso anno. Averlo deliberato comporta sospensione?, interruzione?, «arresto tout court» della procedura di dissesto guidato anche in caso d’inadempienza rispetto alle «misure correttive» precedentemente formulate?

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23 luglio 2012

Adesso lo dicono anche al Ministero: il Comune di Reggio a un passo dal dissesto

Ci sono dieci grandi città che rischiano molto seriamente il default, scrive un quotidiano serio e mai “strillato” come La Stampa.

“Modestamente”, il Mezzogiorno primeggia in questa specialissima graduatoria-delle-disgrazie-economiche-degli-Enti che circola nei corridoi del Ministero dell’Economia, grazie a Napoli e Palermo. Sempre in Sicilia, c’è pure Milazzo, nel Messinese; e in classifica ci sono anche le due principali metropoli italiane, Roma e Milano.

E siccome siamo metropolitani….. nella top ten fa la sua bella figura Reggio Calabria, «finita in rosso già nel 2007-2008 e ora oggetto di un’inchiesta della magistratura», scrive Paolo Baroni.

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