il Caffè di Meliadò

30 agosto 2013

I senatori a vita e quella “qultura” che la politica osanna solo a parole

La cosa più torva e triste cs.t.chehe io abbia sentito dire negli ultimi anni l’ha detta oggi Daniela Santanchè (foto a destra).

Questa dirigente del Pdl, purtroppo lontana anni-luce dai valori di una Destra europea di cui il Paese ha maledettamente bisogno, così come di una Sinistra europea (che dista meno dal traguardo, ma di sicuro è ancòra ben lontana dall’averlo tagliato…), s’è permessa di dire che «l’unico che l’avrebbe meritato», cioè Silvio Berlusconi, non è stato nominato senatore a vita.

Qualche breve considerazione.
Io personalmente, ritengo che l’ex premier Berlusconi non meriti assolutamente, neanche di striscio, alcun tipo di onorificenza se non in campo imprenditoriale (dove ha realizzato realtà straordinarie come Mediaset) e sportivo (il Milan è una realtà planetaria, sotto gli occhi di tutti).
In più, indipendentemente da ogni valutazione politica, costituirebbe un assurdo e pericolosissimo precedente il conferimento della carica di senatore a vita a un soggetto raggiunto da condanna irrevocabile, foss’anche per un reato minore (e così, purtroppo per Silvio Berlusconi, non è assolutamente nel caso suo).

E da questo piccolo blog, vorrei evidenziare l’enorme pericolo per la storia e la Costituzione di questa Repubblica che deriverebbe anche solo dall’idea che, messa in cassaforte una sentenza di colpevolezza irrevocabile verso uno qualunque tra i 60 milioni d’italiani, tutti uguali davanti alla Legge (e non «tutti uguali tranne uno», per parafrasare l’infelicissima battuta del ministro alle Riforme Gaetano Quagliariello…), verdetto tra l’altro “consonante”, dello stesso segno (colpevolezza) non in uno ma in tutti i diversi gradi di giudizio!, questo soggetto possa essere impunemente sollevato dalle proprie responsabilità penali con l’escamotage del laticlavio “onorario”.

Ma la cosa più aberrante e schizoide che ritengo includa un devastante messaggio come quello propalato dall’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri e da altri (in molti casi, oziosamente) riguarda la pesantissima sottovalutazione dei neosenatori a vita.

A mRenzo Pianoolti di questi microbi (politicamente e, spesso, umanamente) direi solo una cosa piccola piccola: signori, curricula sul tavolo. Parlerete solo dopo aver confrontato i vostri con quelli dei neonominati, ammesso che – arrossiti dalla vergogna – non vogliate volontariamente sparire nelle viscere della terra.

Personalmente, sapevo poco di Elena Cattaneo e delle sue formidabili ricerche sulle cellule staminali.
Posso però dire che Carlo Rubbia, Renzo Piano (vedi foto a sinistra) e Claudio Abbado sono nei settori della ricerca scientifica, dell’architettura e della musica delle strepitose eccellenze che tutto il mondo c’invidia.

Sarebbe perfino banale (…ma non meno vero!) “gridare all’untore”, sottolineando quanto Silvio Berlusconi abbia pochi meriti in questo stesso senso e altri politici, anche dello stesso colore politico, possano averne assai di più.
La Questione sta invece nella pochezza di parole che trucidano verbalmente la straordinaria e variegata ricchezza delle risorse umane di questo Paese; e arriva da un ambiente – la politica – che, grillini o radicali, “sinistri” o “destri”, ciancia molto spesso dell’urgenza di ribaltare l’assurda gerarchia di valori spesso vigente in Italia, cercando di tutelare e preservare la cultura e i suoi alfieri non diciamo “nobilmente”, ma almeno in maniera un attimo più decente.

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