il Caffè di Meliadò

1 aprile 2014

Sgarbi: mi candido a Presidente della Regione Calabria

«CertSgarbio che mi candido. E stavolta riparto dai territori. Sùbito. Dopo l’addio del mio amico Peppe Scopelliti, al quale per carità auguro tutte le fortune e al quale chiedo di formalizzare le proprie dimissioni il più rapidamente possibile, adesso voglio fare il governatore della Calabria per insegnare a Destra, Sinistra, Centro e Cinquestelle che i populismi d’ogni colore sono soltanto idiozie inutili e che dopo decenni una buona politica è possibile anche a Reggio Calabria, dove la prima cosa che chiederò da Presidente della Giunta regionale è un Qrt nuovo di zecca che dichiari incompatibili con la bellezza dei luoghi quei ridicoli lidi notturni e quei vergognosi gazebo, o a Catanzaro, anche se piazza Matteotti è un obbrobrio completamente da rifare, voluto da architetti incapaci e da politicanti che sono soltanto capre, capre, capre!».

Così l’ex sottosegretario alla Cultura ed ex sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi, nel corso della puntata di Cambio Cuoco di cui il noto critico d’arte è stato protagonista ieri in prima serata sul canale tematico Lei: Sgarbi è dunque il secondo candidato ufficiale alla Presidenza per le prossime Regionali in Calabria, dopo Carlo Turino (il cui nome è stato ufficializzato appena ieri da Fiamma tricolore e Calabria sociale).

Sgarbi non è nuovo a iniziative politiche anche molto molto decise:

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28 ottobre 2013

Aurelio Chizzoniti “scala” Palazzo San Giorgio…

La notizia,1 - cfr. AC specie in questi tempi d’ambiguità e mille vocine sottotraccia, non è poi male: Aurelio Chizzoniti ha appena ufficializzato la propria candidatura a sindaco di Reggio Calabria, nel corso di una conferenza stampa alla sala “Giuditta Levato” di Palazzo Campanella.

Nel palazzo del Consiglio regionale, l’ex assessore ai Trasporti (oggi, è consigliere regionale e presidente della Commissione consiliare di Vigilanza), già presidente del Consiglio comunale di Reggio Calabria, artefice sommo del cosiddetto “caso Rappoccio” grazie alle sue innumerevoli e puntuali denunce, ha presentato infatti la lista “del sindaco” di cui da tempo si vociferava, cioè Reggio nel cuore.

Accanto a una serie di professionisti stimabili e personaggi di buona volontà,

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9 gennaio 2011

Il “caso Perugini”. Un paradigma per un’intera coalizione e un’intera classe dirigente (2)

(segue)

Nel 2010, quand’era ormai digerito il dato che l’Udc avrebbe supportato la “corazzata”-Scopelliti e che non sarebbe stato il centrista Roberto Occhiuto ma lo stesso Loiero il candidato-Presidente del centrosinistra, si volle a tutti i costi (perfino con una becera finzione, dopo il sostanziale accordo di Caposuvero) proteggere il teorico pluralismo del Pd attraverso le note finte-primarie vinte proprio da Agazio Loiero su Peppe Bova e Brunello Censore (Doris Lo Moro s’era ormai ritirata). Ci fossero state primarie “di coalizione”, il Governatore uscente avrebbe senz’altro dovuto fronteggiare ulteriori rivali per la nomination relativa al centrosinistra.

Il primo quesito fu: ma è giusto?

Noi, sul punto, ripetemmo quel che andiamo dicendo da anni e anni: benissimo il rispetto del cittadino-elettore, ma proprio per questo motivo l’uscente dev’essere assolutamente e sempre ricandidato dalla coalizione che riuscì a farlo eleggere. Perché in forza del principio di responsabilità politica, se l’elettore è contento del suo operato lo rivota; se ne è scontento, lo manda a casa. Un giudizio doveroso, semplice, chiaro.

Invece, se la coalizione ha malgovernato (…anche con l’elezione diretta, le responsabilità non sono e non saranno mai di una persona sola…), con l’espediente di “cambiare cavallo” magari perde lo stesso, però sfugge (e l’uscente con lei) a una precisissima valutazione di merito. E può, così, bellamente attribuire la responsabilità della sconfitta al fatto d’aver cambiato, allo spiazzamento degli elettori, alla minor esperienza del “nuovo” candidato etc. etc.

Ma il Pd ha appena deciso che non ricandiderà diversi uscenti: il punto primo, dunque, è superato.

Evidentemente, per il Partito democratico non è molto importante che siano i cittadini a giudicare se un suo eletto ha governato bene oppure no. Ovvero, per il Pd ci sono cose più importanti.

(2 – continua)

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