il Caffè di Meliadò

31 agosto 2013

Quel chicco di Calabria che crea valore e ricchezza

Filed under: economix — mariomeliado @ 19:40
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Finalmdueente un po’ d’ossigeno.
Finalmente, dopo tante classifiche più che negative, la possibilità di raccontare un pezzetto della Calabria “che funziona” e che fa parlare bene di sé nel mondo…

E parliamo specificamente d’economia, perché in questi giorni è in edicola una specialissima edizione di Capital (mensile cult di settore).

 

Per il numero 400 del periodico nei suoi 33 anni di vita dal 1980 – anno della fondazione –,

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8 agosto 2013

…Sale il prezzo del caffè “Venezia”?

Filed under: uno sguardo fuori dal guscio — mariomeliado @ 07:47
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Mentre i dati dell’ennesimo Rapporto Svimez non ci fanno certo dormire sonni tranquilli, con la Calabria ultima in tutto, una domanda imveneziaprovvisamente ci angoscia: …ma sta per aumentare il prezzo del caffè “Venezia”? Difficile, per un blog che si chiama Il Caffè di Meliadò, non interessarsene… no?

Intanto, una premessa forse inutile per molti di voi: cos’è, il caffè “Venezia”? Mentre il caffè “macchiato” è realizzato aggiungendo del latte caldo al caffè, il “Venezia” ha in più una spruzzata di cacao (o di cioccolato liquido, comunque) sulla cima, talvolta con dei disegnini ornamentali.
Non è conosciuto soltanto con questo nome: in molte altre città assume nomi differenti (per esempio, marocchino è il suo nome più comune a Milano come a Roma e in altri posti del CentroItalia).

Cosa accade adesso?

Semplice, come ai bei tempi dei petrodollari Opec si gemeva per i continui rialzi della benzina e di tutti i petroliferi in quanto si temeva per le scarse riserve di petrolio, adesso s’ipotizza una scarsa offerta di cacao sul mercato mondiale.

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25 novembre 2012

Urne delle Primarie del centrosinistra, vi scrivo… (3)

(segue)

Chi ha già pareggiato. Come accennato, c’è uno dei 5 contendenti che “comunque”, per citarne una celebre battuta, non è che ha già perso ma di sicuro ha già «non vinto»: ed è il probabile formale trionfatore, Pierluigi Bersani.

Il granitico muro dell’establishment attorno a lui è a dir poco imbarazzante. Segretari regionali e segretari di circolo, deputati e assessori comunali… gli eletti sono in larghissima parte con lui, per affinità generazionali, perché tra l’altro in gran parte co-designati dallo stesso leader dèmocrat e, quanto ai parlamentari, perché salve eventuali sostanziose modifiche al Porcellum il loro futuro è nelle sue mani…

In Calabria, poi, è realmente arduo individuare renziani “doc” che abbiano un peso reale nelle dinamiche politiche regionali, eccettuando forse il solo Deme

trio Naccari Carlizzi, ex assessore regionale al Bilancio. Fuori dalla politica invece anche qui ci sono legioni di giovani e personalità significative della società civile; da ultimo, anche il segretario calabrese della Uil Roberto Castagna e l’ex presidente di Confindustria Calabria Pippo Callipo.

Il silenzio degli innocenti (?). Certo vien da chiedersi però una cosa: ma perché, allora, sostengono l’ex ministro alle Attività produttive “cariatidi” piddine come Rosy Bindi o lo stesso ex premier Massimo D’Alema, forse i due esponenti pd più noti tra coloro i quali dovrebbero tornarsene a casa (…visti i precedenti, il condizionale è d’obbligo…) per via della regola dei tre mandati parlamentari?

Questo, davvero, non si sa. Certo coi “rottamatori”, è intuitivo!, non sarebbero caduti meglio…

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Urne delle Primarie del centrosinistra, vi scrivo… (2)

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Voto “utile”. Urge, urne, urlare orrore per l’ustionante utopia del voto “utile”.

Allitterazioni a parte, la questione è nota: in ogni competizione – e le Primarie non sono escluse… – se c’è “un uomo solo al comando”, o comunque un solo candidato “realmente” in grado di tagliare il traguardo, si urla al solipsismo, alla mancanza di reale dialettica interna in un partito. Se invece esiste una pluralità di candidati “veri”, che magari in modo diversa contano, però, tutti qualcosa, allora no, allora è dall’alto verso il basso che si scatena una dinamica di

versa: l’invito al voto “utile”, cioè a scartare i candidati “minori” per concentrare i suffragi solo tra quanti hanno reali possibilità di vittoria.

Ora. Intanto, questa logica s’è infruttuosamente tentato – sondaggi alla mano – d’estenderla pure a Vendola, quando il
Governatore pugliese è in concreto l’unico partecipante alle Primarie che appartenga a un partito che da un lato non si chiami Pd, dall’altro non vanti intenzioni di voto da prefisso telefonico (identikit di Bruno Tabacci, che da un lato è dell’Api cioè praticamente di nessuno, dall’altro leader di un movimento denominato “Italia Concreta” cui s’augurano senz’altro le migliori fortune ma che, oggi, per l’italiano medio potrebbe essere il logo di un cioccolatino come lo slogan non molto noto di qualche compagnia ferroviaria, indistintamente). In second’ordine: ma se si sa benissimo, che da sempre i confronti elettorali sono innanzitutto “conta” seguita da una guerra di posizione, da una guerra di trincea…

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