il Caffè di Meliadò

25 novembre 2012

Urne delle Primarie del centrosinistra, vi scrivo… (3)

(segue)

Chi ha già pareggiato. Come accennato, c’è uno dei 5 contendenti che “comunque”, per citarne una celebre battuta, non è che ha già perso ma di sicuro ha già «non vinto»: ed è il probabile formale trionfatore, Pierluigi Bersani.

Il granitico muro dell’establishment attorno a lui è a dir poco imbarazzante. Segretari regionali e segretari di circolo, deputati e assessori comunali… gli eletti sono in larghissima parte con lui, per affinità generazionali, perché tra l’altro in gran parte co-designati dallo stesso leader dèmocrat e, quanto ai parlamentari, perché salve eventuali sostanziose modifiche al Porcellum il loro futuro è nelle sue mani…

In Calabria, poi, è realmente arduo individuare renziani “doc” che abbiano un peso reale nelle dinamiche politiche regionali, eccettuando forse il solo Deme

trio Naccari Carlizzi, ex assessore regionale al Bilancio. Fuori dalla politica invece anche qui ci sono legioni di giovani e personalità significative della società civile; da ultimo, anche il segretario calabrese della Uil Roberto Castagna e l’ex presidente di Confindustria Calabria Pippo Callipo.

Il silenzio degli innocenti (?). Certo vien da chiedersi però una cosa: ma perché, allora, sostengono l’ex ministro alle Attività produttive “cariatidi” piddine come Rosy Bindi o lo stesso ex premier Massimo D’Alema, forse i due esponenti pd più noti tra coloro i quali dovrebbero tornarsene a casa (…visti i precedenti, il condizionale è d’obbligo…) per via della regola dei tre mandati parlamentari?

Questo, davvero, non si sa. Certo coi “rottamatori”, è intuitivo!, non sarebbero caduti meglio…

Deroghe. Quello che è noto, invece, è che se la regola dei tre mandati fosse stata applicata alla lettera, 53 deputati e 35 senatori riconducibili al Partito democratico avrebbero dovuto prendere gli effetti personali e traslocare da un Parlamento che li ha visti protagonisti da almeno 3 mandati. E invece no: nel luglio scorso, Bersani ha fatto approvare un’interpretazione che “legge” la regola dei tre mandati come norma su tre mandati “pieni”, insomma: per chi sia stato a Palazzo Madama o a Montecitorio per almeno 15 anni. I papabili all’addio sono comunque 28.

Ma c’è la deroga: su richiesta dell’interessato, «può» essere concessa la facoltà di candidarsi ugualmente anche a chi sieda in Parlamento da oltre 15 anni, fino a una concorrenza massima del 10% degli eletti pd. Senonché, tra Camera e Senato i parlamentari piddini sono 309: il 10% fa 31 (arrotondiamo lievemente per eccesso…), dunque se tutti i “falcidiati” chiedessero la deroga nessuno di loro e insomma nessun deputato o senatore del Partito democratico sarebbe costretto a tornarsene a casa.

Un risvolto i-n-c-r-e-d-i-b-i-l-e e ben poco pubblicizzato (i motivi non è difficile immaginarli, in questi tempi d’Antipolitica).

E in tutto questo, c’è una deliziosa chicca: tra coloro i quali sono stati “salvati” dalla forzatura interpretativa di 4 mesi fa, c’è… lo stesso Pierluigi Bersani!, che “a rigore” avrebbe dovuto far le valigie, visto che (come calabresi illustri: vedi l’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Marco Minniti) ha già svolto attività parlamentare per tre legislature. Ma non per 15 anni, visto che di mezzo ci son state elezioni anticipate. No problem.

Chi ha già vinto. Di certo, ci sono ministri ed ex ministri, segretari di partito e “federali” vari nel centrosinistra infinitamente meno conosciuti di quanto lo sia, oggi, Renzi. Già questo fa capire chi abbia vinto “prim’ancora del voto”: al sindaco gi

 

 

gliato è andata benissimo, ma del resto deve ringraziare solo se stesso e l’intuizione di quella voglia-di-nuovo che sta imperando.

E non è una questione provincialissima, non è un micro-caleidoscopio che riguardi la sola
Italia! Eager upstart shakes Italy’s ‘dinosaurs’, è il titolone che gli ha dedicato il prestigiosissimo Financial Times. Il significato è chiaro, anche quello non letterale: «L’uomo pieno d’ardore venuto su dalla gavetta scuote i ‘dinosauri’ italiani». Solo puntando su Renzi e sulla Renzi generation, insomma, si può svellere il nostro Paese dalle sue farraginosità che profumano d’antiquariato: e il ricambio generazionale pare essere un’assoluta priorità per raggiungere lo scopo.

(3 – fine)

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