il Caffè di Meliadò

25 novembre 2012

Urne delle Primarie del centrosinistra, vi scrivo… (2)

(segue)

Voto “utile”. Urge, urne, urlare orrore per l’ustionante utopia del voto “utile”.

Allitterazioni a parte, la questione è nota: in ogni competizione – e le Primarie non sono escluse… – se c’è “un uomo solo al comando”, o comunque un solo candidato “realmente” in grado di tagliare il traguardo, si urla al solipsismo, alla mancanza di reale dialettica interna in un partito. Se invece esiste una pluralità di candidati “veri”, che magari in modo diversa contano, però, tutti qualcosa, allora no, allora è dall’alto verso il basso che si scatena una dinamica di

versa: l’invito al voto “utile”, cioè a scartare i candidati “minori” per concentrare i suffragi solo tra quanti hanno reali possibilità di vittoria.

Ora. Intanto, questa logica s’è infruttuosamente tentato – sondaggi alla mano – d’estenderla pure a Vendola, quando il
Governatore pugliese è in concreto l’unico partecipante alle Primarie che appartenga a un partito che da un lato non si chiami Pd, dall’altro non vanti intenzioni di voto da prefisso telefonico (identikit di Bruno Tabacci, che da un lato è dell’Api cioè praticamente di nessuno, dall’altro leader di un movimento denominato “Italia Concreta” cui s’augurano senz’altro le migliori fortune ma che, oggi, per l’italiano medio potrebbe essere il logo di un cioccolatino come lo slogan non molto noto di qualche compagnia ferroviaria, indistintamente). In second’ordine: ma se si sa benissimo, che da sempre i confronti elettorali sono innanzitutto “conta” seguita da una guerra di posizione, da una guerra di trincea…

…Questa guerra di trincea, nel caso delle Primarie è però di particolare importanza soprattutto per il fattore-Tempo: non ce n’è uno, degli interlocutori sentiti in questi giorni (per non parlare di spin doctor, sondaggisti e opinion maker), incerto sul fatto che il D-day, il giorno in cui davvero si sceglierà il candidato del centrosinistra per Palazzo Chigi, non sarà affatto il 25 novembre ma il 2 dicembre, giornata già designata per l’eventuale ballottaggio.

Ecco allora che rispunta la logica della “conta”.

Laguerra di posizione sarà molto molto più interessante, in vista del ballottaggio, presumibilmente Bersani-Renzi. Perché una Puppato dovrà pur argomentare per quale motivo al mondo, con un pedigree breve ma da innovatrice, sceglierà invece l’endorsement per il segretario nazionale del partito. Perché Tabacci alla fine dovrà pur dire una parola di come si fa a passare dalla mancata espressione di una candidatura marcatamente dell’Alleanza per l’Italia e dal mancato sostegno a Nichi Vendola, che è pur sempre il “capo” del suo “datore di lavoro” (= il segretario del partito che ha espresso il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia), al voto pro-Bersani, se non con l’intenzione di “contare” qualcosa al momento della formazione del Governo centrale.

E poi il leader di Sel… verosimilmente deciderà per l’innovazione di Matteo Renzi, ma è difficile non rimarcare la notevole distanza fra i due («La sua partita è stata molto montata dai media, è dentro una bolla mediatica» è stata una delle definizioni vendoliane più carine verso il sindaco di Firenze).

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