il Caffè di Meliadò

29 marzo 2011

Dipietristi e “cartello a 4” hanno ucciso l’Uomo Ragno, anzi no: il centrosinistra. La polizia piddina brancola nel buio

Sì, a Reggio Calabria il centrosinistra è morto.

Evvabbè.

Stiamo già pensando a un epitaffio commovente ma non troppo, quando riflettiamo a voce alta, per quanto soli: non si può certo dire che questo decesso sia sorprendente. Ma si può sicuramente dire che non di morte naturale si tratta, ma di assassinio.

Tra i “soliti sospetti” c’è un partito che da sempre fa parte del centrosinistra “allargato”. Il partito che su scala nazionale non vuole contaminazioni con robaccia (?) tipo Gianfranco Fini o Pierferdinando Casini. Insomma, Italia dei valori.

Sì, proprio i dipietristi che in pieno congresso cittadino “incoronavano” per primi, per primi!, con scroscianti applausi, la candidatura di Massimo Canale, beh, adesso la rimpiazzano – nemesi storica?! – esattamente con chi fu eletto coordinatore cittadino di Reggio Calabria in quel congresso: Aldo De Caridi (vedi foto).

 

Non è, comunque, una questione meramente nominalistica.

S’è infatti deciso di avallare un percorso autonomo a 4 pilastri “di Sinistra” che vedrà insieme a Comunali e Provinciali Idv, Comunisti italiani (forse), Verdi e Sinistra ecologia & libertà. Per farla breve: l’intero centrosinistra!, tranne il partito a vocazione maggioritaria, cioè il Pd, Rifondazione comunista e il Partito socialista di Nencini.

Enorme il dissenso interno: contrario il presidente dell’Assemblea Pino Caridi, peraltro candidato alla sindacatura nel 2007; contrario il responsabile provinciale del Giovanile, Lucio Alarino; contrario il responsabile regionale del Giovanile, Francesco Bruno; contrario il segretario provinciale e sindaco di Laureana di Borrello, Mimmo Ceravolo, che proprio per questo era stato pubblicamente e clamorosamente oggetto di una richiesta di destituzione indirizzata al leader nazionale Antonio Di Pietro dal consigliere regionale (e presidente del Consiglio provinciale) Peppe Giordano e dal responsabile regionale Enti locali Enzo Tromba, molto teoricamente titolare di un ruolo di «garanzia di tutto il partito», come evidenziato dallo stesso Tromba con malcelata ironia involontaria.

E invece…

…E invece, lunedì sera s’è deciso all’unanimità!, dopo cinque-ore-cinque di serratissimo dibattito interno a Comitati provinciale e comunale riuniti, alla presenza (non certo casuale!) del responsabile nazionale Enti locali Ignazio Messina (cioè il deputato che fino a una manciata di settimane fa era il commissario regionale di un partito che, in Calabria, ha sempre attraversato acque agitatissime…).

Quale poteva essere il crinale di un accordo condiviso? Semplicemente quello che, tra le righe, il prudentissimo segretario calabrese di Idv Maurizio Feraudo aveva lasciato intendere: ok corale alla linea “autonomista” del cosiddetto “cartello a 4 di Sinistra”, ma immediato e «pieno riconoscimento del ruolo di ciascuno», come ci dice a riunione appena finita Messina, prima di guadagnare l’Aeroporto dello Stretto per ripartire, destinazione Roma. 

…Chi non conosce Ignazio Messina può pensare che la sua bonomia associata alla scrsa loquacità sia un indicatore di elaborazione superficiale o, talora, gli faccia mettere un piede in fallo rilasciando dichiarazioni generiche, improvvisate. Non è affatto così.

Intanto, già prima del decisivo vertice reggino sapevamo benissimo che il parlamentare avrebbe necessariamente calzato i panni del “normalizzatore”: e ha voglia Feraudo a parlare di mera “ratifica” delle decisioni adottate dal livello locale del partito, Roma ha mandato uno dei suoi “big” per mettere una pietra tombale sulle grottesche lacerazioni interne (grottesche ancor di più, se si pensa all’organizzazione scarna e monolitica di un soggetto politico come Italia dei valori, fin troppo spesso tacciato di essere un partito padronale “proprietà” dell’ex pm di “Mani pulite”).

Ma la cartina di tornasole si tinge quando il responsabile nazionale Enti locali dei dipietristi parla di «pieno riconoscimento del ruolo di ciascuno»: ecco l’altare del sacrificio. Posizione autonomista condivisa da una parte (obliterando l’ampia minoranza che invece avrebbe voluto candidato sindaco Massimo Canale e la conferma, alla Provincia di Reggio, del Presidente uscente Pinone Morabito); dall’altra, non più “guerre fratricide” tutte reggine rispetto alla legittimazione di questo e di quell’altro, ma implicito quanto solenne riconoscimento della totale legittimità degli organigrammi attuali (dunque, segretario era, è, sarà il prima contestatissimo Ceravolo).

Non è finita, eh. Perché in realtà Ignazio Messina tenta di persuadere che all’interno del partito lui ha «registrato solo dialettica, nessuna acuta divergenza ma voglia di essere uniti nella battaglia elettorale, accantonando i precedenti governi degli Enti locali che non hanno fatto bene»; e certo, non sarebbe stato male se questo punto l’avesse spiegato ben-benino Giordano, visto che per cinque-anni-cinque ha presieduto l’Assemblea provinciale, per un periodo addirittura transitando per quel Movimento per le autonomie che oggi “vede rosso” al solo sentir nominare Silvio Berlusconi!, sì; al tempo, però, era il principale alleato pidiellino dopo la Lega Nord… E soprattutto, il deputato siciliano mette in luce la richiesta forte, ai colleghi del “cartello a 4”, di «mettere in piedi liste ‘pulite’, con candidati senza pendenze di nessun tipo, con la fedina penale immacolata e la voglia di dare un contributo innovativo nell’amministrazione della città e della provincia».

A questo punto, sembra quasi banale accennare al vorrei-ma-non-posso dei Verdi, visto che gli ecologisti hanno il primum vivere, deinde philosophari come ineludibile motto di fondo, vista la loro protratta assenza da tutte le assemblee rappresentative ormai da anni (ultimo domicilio conosciuto la Provincia, ai tempi della presidenza di Pietro Fuda, quando in aula Francesco Mesiano rappresentava proprio il solecheride).

Inconsistente parlare delle contraddizioni dentro il Pdci, partito che sa benissimo che, supportando altri che Morabito per Palazzo Foti, scoppierebbe tra le sue mani l’enorme grana del suo unico rappresentante in Giunta, Michele Tripodi, giovane sindaco di Polistena che con Pinone governa l’Ente provinciale da cinque anni suonati.

…Più interessante, semmai, parlare di Sinistra ecologia & libertà.

Ma, per dire: Nichi Vendola lo sa?, che dentro il Direttivo cittadino su 51 componenti 8 sono parenti stretti del portavoce provinciale (e consigliere provinciale, e prossimo candidato alla Presidenza della Provincia per il “cartello a 4”) Gianni Nucera? E lo sa che proprio Sel assumerà un ruolo cruciale per picconare il centrosinistra, ossia esattamente l’opposto di quel pancentrosinistrismo, di quell’esasperata (e talora esasperante!) unità che va predicando il Governatore pugliese?! E – visto che ci siamo… – lo sa che c’è quasi la metà del suo partito che però non ci sta assolutamente e al grido di Rinascita Reggio! ha promosso l’autoconvocazione di tutti i “reggini di buona volontà” che non vogliono consegnare la città alle Destre o, al massimo, ai terzopolisti (come, senza troppa fantasia!, inevitabilmente avverrà in caso davvero il già non irresistibile centrosinistra si presenti spaccato e dilaniato alle urne il 15 e 16 maggio)? 

Ma da ultimo c’è da dire che il Pd somiglia a Koichi Zenigata. Sì, insomma al mitico commissario da sempre alle calcagna di Lupin “Terzo” e dei suoi compari come Goemon e Jigen senza ovviamente acciuffarli mai.

In questo senso, la notizia è: già!, il centrosinistra è stato ucciso. Ma la polizia piddina brancola nel buio.

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