il Caffè di Meliadò

24 novembre 2011

Anche il “reggino d’adozione” Morcone e il possibile sostituto di Musi (Pd) D’Andrea nel toto-sottosegretari

La “nuova” partita per il governo Monti è, ovviamente, quella relativa ai sottosegretari. Se ne parla oramai da giorni; praticamente, già immediatamente dopo la nomina e il giuramento dei nuovi ministri (atti che hanno visto “al palo” tutti i “papabili” calabresi, dall’ex rettore della Normale di Pisa, il rosarnese Salvatore Settis, fino alla catanzarese Luisa Torchia, amministrativista di vaglia e docente universitaria a “Roma Tre”; salva la cooptazione nel prestigioso posto di sottosegretario alla Presidenza dell’ormai ex presidente dell’Authority Antitrust, il catanzarese Antonio Catricalà).

Il fatto è che ora, mentre il premier Mario Monti si destreggia per l’Europa tra un colloquio con Manuel Barroso e un vertice trilaterale con Merkel e Sarkozy…, anche per una questione di tempi il toto-sottosegretari diventa più stringente. Stando alle voci più accreditate, 8 sarebbero i viceministri (ex “ministri junior”) e 25 i sottosegretari, il minimo indispensabile per consentire al Governo centrale di lavorare a pieni giri; e a dispetto di quanti sostengono da tempo che, nel “sottobosco” ministeriale, stavolta troverebbero ampia copertura vari partiti dell’arco costituzionale – e comunque i due maggiori, Pd e Pdl –, prende corpo ogni ora di più l’ipotesi che anche viceministri e sottosegretari possano rivestire un profilo squisitamente tecnico, come i componenti del gabinetto Monti. Quantomeno, si trattasse di politici, il criterio ormai nitido è che non dovrebbe comunque trattarsi di parlamentari in carica.

La cosa diventa rilevante anche sul fronte calabrese.

Sì, perché almeno la Torchia potrebbe “rispuntare” sotto questo profilo, come probabile sottosegretario alla Giustizia.

Mentre un ex “reggino d’adozione”, il prefetto Mario Morcone, primo direttore dell’Agenzia per i beni confiscati e sequestrati alle mafie – che, va ricordato, ha a Reggio Calabria la sua sede nazionale, nel quartiere Tremulini –, dopo la bruciante sconfitta quale candidato piddino a sindaco di Napoli, potrebbe essere cooptato tra i sottosegretari. Il dicastero di destinazione, per Morcone, sarebbe quello della Cooperazione internazionale (retto da Andrea Riccardi che, in alternativa, all’ex prefetto di Napoli potrebbe assegnare anche un ruolo più strettamente tecnico quale capogabinetto del dicastero). Non va comunque dimenticato il profilo fortemente istituzionale di Mario Morcone, il suo pedigree prefettizio e il suo essere stato capo Dipartimento Vigili del fuoco presso il Ministero dell’Interno: Viminale dove, secondo alcuni osservatori, in alternativa potrebbe fare ritorno.

A proposito di persone di cui a lungo s’è parlato in relazione alla Calabria, invece, perde qualche colpo (ma resta possibilissima) la nomina del potentino Giampaolo D’Andrea – ex sottosegretario ai Beni culturali, “papabile” commissario regionale del Partito democratico, dopo le dimissioni del senatore Adriano Musi – quale sottosegretario ai Rapporti col Parlamento: lo insidia da vicino il giovanissimo Federico Silvio Toniato, ciellino che godrebbe della stima (e dell’appoggio) della Santa Sede. Va detto però che D’Andrea, già responsabile nazionale Ricerca del Pd, potrebbe in tal caso essere “riciclato” quale sottosegretario al Ministero per l’istruzione, l’università e la ricerca.

Tra i vari altri nomi assai gettonati in queste ore – ma si dovrebbe decidere solo lunedì prossimo – quello del presidente dell’Invalsi Giuseppe Cosentino (Welfare o Miur) e del giurista Vincenzo Zeno-Zencovich (Comunicazioni: Zeno-Zencovich è noto agli addetti ai lavori anche in qualità di concreto estensore della cosiddetta “legge Gasparri”).

12 luglio 2011

Gdm, s’infittisce il “giallo” sul futuro della grande distribuzione made-in-Calabria

“Caso Gdm”, aveva destato delusione (ma anche divisione tra le forze sociali riguardo alle modalità) il ricorso “annunciato” alla Cassa integrazione guadagni straordinaria (la Cigs) da parte del gruppo imprenditoriale nei confronti di tutti i suoi dipendenti a partire dal 12 luglio. Una parabola però ben comprensibile, in attesa delle nuove mosse da parte dell’acquirente.

Novità più che positive che sono arrivate veloci come un siluro: l’azienda subentrante Eurologistik di Marcello Foti ha fatto sapere, infatti, d’essere intenzionata a ricominciare nei tempi più stretti l’attività nella distribuzione organizzata, levando un po’ di lavoratori dalla Cigs.

E la velocità-flash con cui ciò è avvenuto, in una fase parziale ma significativa, ha stupito tutti: già ieri, infatti, è pervenuta a lavoratori e sindacati una lista di 74 unità che già a partire da oggi sarebbero state utilizzate “sul campo”. Praticamente, senza aver mai affrontato neppure un giorno di Cigs (visto che è proprio oggi il “D-day” dal quale inizia per i rimanenti colleghi).

Proprio qui, tuttavia, s’è innervata una rapidissima, rovente polemica: gli oltre 70 “fortunati” sono stati sì indicati, ma – lamentano maestranze e sindacalisti – senza alcuna concertazione e dunque, anche per questo, senza previa individuazione dei criteri da utilizzare per scegliere il “bacino” da enucleare dall’insieme dei lavoratori destinati alla cassa integrazione straordinaria.

E’ stato un lampo: nel corso della partecipatissima assemblea di ieri tutti solidali, tutti d’accordo, col mero avallo della Triplice sindacale stamane tutti i dipendenti Gdm si sono presentati davanti ai luoghi di lavoro, allestendovi emblematici sit-in spontanei. Nessuno, tra i 74 prescelti, è invece entrato nei punti-vendita, a testimoniare la propria vicinanza ai colleghi e a una “causa” comune, a costo di non rientrare tra i 74 «nel modo in cui effettivamente dovranno essere selezionati». Un gesto nobile, vista la fame di lavoro che c’è e la concreta situazione di tutte le unità già alle dipendenze del gruppo attivo nella grande distribuzione.

«Eurologistik a mio parere s’è rivelata particolarmente superficiale – afferma Sabrina De Stefano, segretario provinciale Uil-Tucs – nell’individuare un centinaio di lavoratori da collocare e iniziare a impiegare nei punti-vendita, senza tenere conto di precisi criteri ai fini della continuazione della Cigs o dell’inizio del rapporto». Stando così le cose, Cgil Cisl e Uil hanno promosso per domattina (alle 11,30 all’Hotel Excelsior) un incontro nel corso del quale decidere i criteri utili a definire chi – per il momento, almeno – dovrà continuare a stare in Cigs e chi avviare immediatamente al lavoro.

8 luglio 2011

Racket & usura, il finto scandalo. I commercianti non denunciano. E lo Stato……

Il tema in Calabria è di quelli potenti.  «Non ci sono imprenditori che fanno la fila ai nostri uffici per denunciare… non siamo credibili, ecco il punto!», aveva sbottato pochissimo tempo fa il procuratore aggiunto della Dda reggina Nicola Gratteri in relazione a due fenomeni perversamente intrecciati fra loro e alla ‘ndrangheta: racket e usura.

Per la verità, sul punto le “verità rivelate” nell’ambito della Conferenza regionale delle autorità di pubblica sicurezza tenutasi a Reggio appena 24 ore fa, praticamente, nulla aggiungono e nulla tolgono. Anche perché Sos Usura e altre significativissime associazioni di settore da anni fanno sempre la stessa predica: il problema non è sensibilizzare, il problema non è contrastare o reprimere…. il problema è denunciare.

(continua…)

5 luglio 2011

Le confessioni (non di un malandrino, non di Sant’Agostino ma…) di Grazioso Manno

Il giorno dopo Miss Italia nel Mondo, vinta da una delle ragazze cui negli ultimi tempi la parola «splendida» sembra attagliarsi realmente bene, l’amazzonica Silvia Novais, qualcuno pensa. E ripensa. E rimugina. 

In questo senso, non può che fare notizia l’autodafè di Grazioso Manno, “deus ex machina” dei Consorzi di bonifica in Calabria, che a nostro avviso giustamente lo definisce «un “atto di sfida” soprattutto a me stesso».

(continua…)

25 giugno 2011

Corrotti, non è (più) tempo per voi

Guardate bene questo link. Anzi, non guardatelo: cliccateci sopra, sùbito.

C’è una cosa di cui pochi vi dicono, c’è una cosa che conviene a pochi ricordare, c’è una cosa che marcia inarrestabile ma a scartamento ridotto, quanto a velocità, perché non si tratta di un argomento esattamente “popolare”…… c’è un’Italia depredata, marcita, derubata. E c’è, soprattutto, una ristretta, volgare masnada di predoni che deve re-sti-tu-i-re il maltolto.

La campagna è dello straordinario prete-coraggio don Luigi Ciotti, sì, quello dell’associazione antimafia “Libera”, insieme ad “Avviso Pubblico”… sarebbe quasi un sogno. Sì, c’è un’Italia che chiede indietro quel che le è stato rubato: è il momento di agire. Ora.

6 giugno 2011

Amministrazione provinciale di Reggio Calabria, la legge elettorale “trita” 9 collegi su 24!

Filed under: in Calabria,la medaglia di latta,politica calabrese — mariomeliado @ 12:54

Reggio Calabria. Il nuovo consiglio provinciale dovrà ancòra attendere qualche giorno per entrare nella sua piena operatività. Intanto però può essere molto interessante andare a vivisezionare la provenienza geografica dei neoeletti, collegio per collegio, per ogni lista…

Per la maggioranza di centrodestra, 4 i consiglieri pidiellini: Bruno PORCINO del collegio 14 cioè Reggio2, Giuseppe PIRROTTA (collegio 1 – Bagnara), Antonio EROI del collegio 15 alias Reggio3, Mimmo GIANNETTA (collegio 10 – Oppido Mamertina). Tre eletti vanta Scopelliti Presidente: Giovanni ARRUZZOLO (21 – Rosarno), Peppe SALETTA dell’11, collegio di Palmi, e Pierfrancesco CAMPISI (collegio 3 – Caulonia). A seguire, i due consiglieri dell’Unione di centro, che poi incarnano due Giovanni e due uscenti riconfermati: Gianni VERDUCI (13 – Reggio1) e Gianni BARONE (collegio 11 – Palmi).
Un seggio ciascuno conquistano Sud, con Raffaele D’AGOSTINO (il collegio è il 6 di Gioia Tauro; Partito repubblicano, Rocco SCIARRONE sempre nel gioiese collegio 6; Raffa Presidente, e qui l’eletto è Demetrio CARA (17, o meglio “reggio5”); Popolari Liberali grazie a Maria Alessandra POLIMENO (collegio 2 di Bovalino), il “listone socialista” con Mario CANDIDO (altro eletto del collegio cauloniese, il numero 3).

(continua…)

5 giugno 2011

Comunali di Reggio Calabria, annullate 7mila schede! La situazione è grave… ma non seria

La situazione è grave, ma non seria

Con un piccolo sforzo goliardico si potrebbe descrivere così l’esito della verifica dei verbali dei seggi elettorali in relazione alla recentissima tornata amministrativa per il rinnovo del Consiglio comunale reggino. Ben 7mila – come annunciato ufficialmente dal presidente della Commissione elettorale Giuseppe Campagnale schede annullate in questa sede, soltanto 40 su 217 le sezioni elettorali in cui non si sono registrati gravi o gravissimi (in quest’ultimo caso, devoluti alla Procura della Repubblica…) problemi rispetto alla manifesta regolarità del voto.

In tutto ciò, il neosindaco di Reggio Demy Arena (vedi foto) ritiene che la cosa migliore da fare non sia accanirsi a evidenziare le mille irregolarità (la più patente e incredibile: in varie sezioni, si sono registrati più voti che votanti…), ma piuttosto «rompere per il futuro con questo metodo di votazione che, evidentemente, non va». Ad avviso del primo cittadino, la prima cosa da fare sarà «semplificare i verbali per le votazioni, visto che in più di un caso c’è stata una forte incertezza interpretativa e invece situazioni di questo tipo, a fronte di un diritto fondamentale come il suffragio popolare, debbono essere circoscritte il più possibile e arginate ai soli casi di reale incertezza sul voto espresso. E occorrerà agire anche in termini di un’opportuna, adeguata formazione dei futuri presidenti di seggio e scrutatori».

Tiepido, l’amministratore, rispetto all’ipotetico ricorso alla magistratura amministrativa che, pure, da giorni “fa il giro” dei social network e in particolare del più diffuso, Facebook, sulla scia dello slogan “Elezioni pulite” (che, vuoi o non vuoi, ricorda da vicina quell’ “Energia pulita” che ha rappresentato il claim della candidatura a primo cittadino di Massimo Canale e anche, se è per questo, la sua sorprendente “lista del sindaco”, che ha anche ottenuto un seggio a Palazzo San Giorgio). «Se ci sono elementi tali da far ritenere a qualcuno d’aver subìto un torto, è più che giusto che le persone legittimate ad agire si rivolgano al Tar, la sede competente nella quale avranno certamente soddisfazione… ma via, parlare di “brogli” mi sembra francamente eccessivo».

Non si discosta di molto l’opinione pubblicamente espressa da Massimo Canale, che torna in Consiglio comunale dopo l’esperienza da candidato primo cittadino del centrosinistra cosiddetto “ufficiale”. «Allo stato, se gli elementi sono solo questi, parlare di brogli mi sembra impensabile: certamente io non avanzerò ricorso al Tar. Del resto, noi – aggiunge lui – non contestiamo il merito, ma il metodo della votazione, che “fa acqua” da tutte le parti: migliaia di schede annullate, decine e decine di presidenti di seggio infedeli e incapaci di gestire al meglio e in serenità le operazioni di scrutinio. E non citerò le tante situazioni di seggi “presidiati” in violazione alle norme vigenti, specie nella zona Nord della città, con corrispondente impensabile divario tra il candidato sindaco del centrodestra e quello del centrosinistra…».

Resta un punto, a urne ormai chiuse forse “il” punto: ma a Palazzo di città ci sarà “una sola” opposizione o prenderanno corpo più minoranze? Le ultime uscite-stampa di Italia dei valori, e in particolare del responsabile regionale per il Patto etico e responsabile calabrese Enti locali Enzo Tromba farebbero pensare altrimenti!, con la candidatura del coordinatore cittadino dipietrista, ex candidato sindaco (e oggi unico rappresentante in Consiglio) del “cartello a 3 di sinistra” Aldo De Caridi quale presidente dell’Assemblea in nome di un’imprecisata nuova governance… «Le stupidaggini, lasciamole a chi le dice – taglia corto Canale –. Io lavorerò per ricompattare il centrosinistra e proprio un centrosinistra unito è il mio obiettivo di fondo: riterrò d’aver fallito se non riuscirò a centrarlo entro un paio d’anni. Il 10% in più delle liste che ho avuto non è merito solo di Massimo Canale, è merito anche di uno “spirito” che è quello di Milano e Napoli e che in riva allo Stretto s’è avvertito quand’era forse troppo tardi… La cosa davvero importante è dare compattezza al centrosinistra: quello “senza se e senza ma”, quello che non ha “schiacciato l’occhio” al centrodestra, che non s’è ritagliato un ruolo solo per tentare, invano, di far perdere un candidato».

29 marzo 2011

Dipietristi e “cartello a 4″ hanno ucciso l’Uomo Ragno, anzi no: il centrosinistra. La polizia piddina brancola nel buio

Sì, a Reggio Calabria il centrosinistra è morto.

Evvabbè.

Stiamo già pensando a un epitaffio commovente ma non troppo, quando riflettiamo a voce alta, per quanto soli: non si può certo dire che questo decesso sia sorprendente. Ma si può sicuramente dire che non di morte naturale si tratta, ma di assassinio.

Tra i “soliti sospetti” c’è un partito che da sempre fa parte del centrosinistra “allargato”. Il partito che su scala nazionale non vuole contaminazioni con robaccia (?) tipo Gianfranco Fini o Pierferdinando Casini. Insomma, Italia dei valori.

Sì, proprio i dipietristi che in pieno congresso cittadino “incoronavano” per primi, per primi!, con scroscianti applausi, la candidatura di Massimo Canale, beh, adesso la rimpiazzano – nemesi storica?! – esattamente con chi fu eletto coordinatore cittadino di Reggio Calabria in quel congresso: Aldo De Caridi (vedi foto).

 

(continua…)

26 marzo 2011

Roberto Castelli: ” ‘Ndrangheta? Fuori le ditte calabresi da Milano”. Il ‘Caffè’ dice: fuori il sottosegretario alle Infrastrutture dal Governo italiano!

E’ vero: dalle parti di Castiglione Cosentino o di Scandale non sarà esattamente il giornale più venduto. Ma la prima pagina di oggi del quotidiano “La Padania”, ovvero il giornale di partito della Lega Nord, dovrebbe essere letta con attenzione da tutti i calabresi. E con attenzione particolare da due categorie: da tutti i rappresentanti eletti nelle fila del centrodestra e da tutti gli ultra18enni che il 15 e 16 maggio andranno al voto…

Basta guardare il titolo della “spalla” (il pezzo posizionato a destra rispetto al titolo principale), per rendersi conto di cosa sia in discussione: “Expo, Castelli: fuori i calabresi”. Orrore: sembra riesumato il peggior Borghezio di tutti i tempi, da parte di un ministro che – dopotutto -, benché ingegnere, fu un ragionevole Guardasigilli.

Certo, le cose migliorano guardando all’occhiello: “La preoccupazione del viceministro sugli appalti”. E uno subito pensa: be’!, in effetti dopo l’arresto per tangenti del sindaco di Buccinasco, forse finalmente la classe dirigente lumbard ha pensato di avviare una seppur tardiva operazione “autocritica”… e invece pare proprio di no: a leggere bene gli elementi della titolazione in combinazione tra di loro, ma soprattutto ad approfondire già le prime righe del testo, le cose non stanno affatto così.

Il punto è che già in genere – ma in modo tutto speciale dopo il corsivo del procuratore distrettuale di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone sul “Corriere della sera” in cui si piazzavano dritti dritti i fari sul Nord, su quanto ormai i suoi gangli politico-burocratici trabocchino di corruzione e siano potentemente infiltrati dalla ‘ndrangheta, su quanto stoltamente certi amministratorucoli abbiano giocato allo struzzo, infilando la testa sotto la sabbia pur di non vedere ciò che non vedere era impossibile…. – molta parte della società civile e della politica in Lombardia si preoccupa della questione legalità. E quest’ansia cresce di ora in ora; come, del resto, il potere delle ‘ndrine oltreconfine.

Ma nello specifico la «preoccupazione» del “big” leghista Roberto Castelli è connessa appunto alle possibili infiltrazioni mafiose nelle opere pubbliche commissionate al Nord e soprattutto in vista dell’Expo 2015 programmata a Milano (e per l’Expo meneghina, sarà bene ricordarlo, il comune di Reggio Calabria è tra le città partner e senza alcuno scandalo, con tanto di conferenza stampa tenuta a Palazzo San Giorgio dall’allora sindaco reggino Peppe Scopelliti e dal primo cittadino milanese Letizia Moratti, che tenterà di confermarsi alle urne tra un po’ meno di due mesi).

E c’è, circa le contromisure ipotizzate, qualcosa di sconcertante e francamente preoccupante non per un calabrese, ma per un qualsiasi italiano…

Come un po’ anticipato dal titolo, il viceministro a Infrastrutture e Trasporti, per contrastare al meglio l’ingordigia della criminalità organizzata rispetto agli appalti presenti e futuri a Milano e dintorni, tira fuori dal suo sacco di Eta Beta uno straordinario rimedio: «Evitiamo per decreto – è la mirabile proposta del sottosegretario lecchese – che a partecipare siano aziende che possano essere collegate con la ‘ndrangheta. In poche parole, escludiamo le ditte calabresi».

Tutto chiaro!

Impedire che il crimine organizzato vìoli la capitale economica del Paese (visto che “capitale morale”, come si diceva una volta…. dopo i vari Rubygate, non è proprio il caso nemmeno di pensarlo), è facilissimo: basta che non partecipino agli appalti le aziende calabresi.

Infatti, sono di Bruzzano Zeffirio Benetton, Lavio e Ligresti!, cioè i tre azionisti-chiave di Impregilo, general contractor dell’autostrada “A3” Salerno-Reggio Calabria che accettò d’ottimo grado di pagare “solo” il 3% del valore dell’appalto alla ‘ndrangheta a titolo di “tassa-sicurezza”, come certificato da megaoperazioni quale “Arca”, peraltro giustificando (….giustificando….) queste simpatiche dazioni ambientali quali donazioni a onlus per il contrasto alla fame e alla miseria nei Paesi del Terzo Mondo.

Notoriamente, è originario di Tiriolo l’avvocato Luciano Lampugnani – solo incidentalmente residente a Rho… -, accusato di tentata estorsione aggravata e riciclaggio di denaro sporco nell’ambito dell’operazione che ha sgominato un clan malavitoso ovviamente calabrese, ma altrettanto ovviamente e floridamente operativo a Milano, la cosca Valle.

E non inganni il cognome vagamente settentrionale di Tiziano Butturini, sempre incidenter tantum ex sindaco di Trezzano sul Naviglio epperò arrestato in quanto ritenuto il perverso link tra la criminalità organizzata e la moglie (succedutagli nella guida del Comune della cintura meneghina): senz’altro, avranno avuto parenti stretti a Mandatoriccio o a San Giovanni di Gerace…

…Caro Roberto Castelli, questa pregevole dimostrazione di autentico razzismo poteva pure risparmiarsela. Il problema è contrastare il crimine organizzato (e comunque a Milano, sì, ma anche a Reggio Calabria o in Australia), non elevare palizzate ovviamente inutili a impedire le infiltrazioni di chi così gioiosamente “si fa infiltrare” (e abbiamo citato solo pochissimi, superficiali casi delle decine e decine di collusioni e connivenze di politici e professionisti settentrionali coi clan).

Ci promette che ci penserà?

Detto questo, chi tra gli elettori calabresi abbia letto le parole dell’ex ministro della Giustizia potrà regolarsi sul da farsi. Ma soprattutto, chi tra i politici e in particolare tra i deputati e senatori dei partiti alleati sul piano nazionale con la Lega Nord, abbia letto queste parole, in caso di mancata immediata espulsione di Castelli dal Governo (tanto più nel 150esimo anno dall’Unità d’Italia…), dovrebbe immediatamente rassegnare le dimissioni.

Noi le aspettiamo…

15 gennaio 2011

Schifani fa “lezione di legalità” in Calabria. E da buon pidiellino, siciliano e presidente del Senato, Zappalà non sa chi sia

Filed under: a Roma dicono che...,in Calabria,spigolature — mariomeliado @ 06:00

«Credo si sia raggiunto un equilibrio tra l’esigenza della giurisdizione e quella di tutelare il diritto di difesa nei confronti di chi governa il Paese». Con queste parole sul “tema del giorno”, la pronuncia della Corte costituzionale sul “legittimo impedimento”, s’è aperto oggi il briefing con la stampa del presidente del Senato Renato Schifani, subito dopo l’incontro coi magistrati nella sede della Corte d’appello, ultima tappa del suo lungo giorno a Reggio Calabria.

E non poteva mancare un qualche riferimento all’avviso di garanzia che la Procura di Milano (s’è saputo proprio in queste ore) ha fatto recapitare giusto al premier per concussione e prostituzione minorile, nell’àmbito del famigerato “caso Ruby”… «L’ho appreso, come voi, due ore fa e… non ho niente da commentare», ha tagliato corto Schifani.

Il politico palermitano, ex notabile della Dc sicula, in riva allo Stretto però c’è venuto anche per un motivo preciso: ribadire l’allerta dello Stato e la sua (anche personale) vicinanza ai magistrati reggini, sotto tiro quasi ininterrottamente dal gennaio 2010. «Io penso che questi magistrati stiano facendo un grandissimo lavoro contro la ‘ndrangheta per sconfiggerla e ritengo che la lotta al crimine organizzato, anche in Calabria, passi dalla riaffermazione della legalità e del lavoro. E mai come in questo momento, magistratura e forze dell’ordine non possono che sentire non solo il mantenimento delle risorse finanziarie fino a oggi stabilite, ma un incremento – ha rilevato il presidente del Senato, nei fatti facendo intuire che anche il Governo centrale è pronto a disvelare ulteriori mosse nella medesima direzione – di tutti gli strumenti e i mezzi indispensabili affinché i magistrati possano lavorare bene ed essere dotati di un’efficienza amministrativa degna di questo nome. Credo che, nella lotta per la legalità, ogni risorsa in più vada considerata un contributo utile nella direzione della crescita complessiva del Paese».

 …Resta un dato: l’imperturbabilità dell’inquilino di Palazzo Madama di fronte all’operazione “Reale 3” della Direzione distrettuale antimafia, che ha nei fatti – con l’arresto del consigliere e presidente della Sesta commissione “Affari comunitari” della Regione Calabria Santi Zappalà: qui nella foto col presidente della Regione Peppe Scopelliti – schiantato un pezzo rilevantissimo del suo partito, il Popolo della libertà, in Calabria. «Sinceramente, è un fatto che conosco poco… se è stato sottoposto a indagine, se è stato arrestato… sarà la magistratura a fare il suo corso», s’è limitato a liquidare la faccenda il presidente del Senato. Che pure, da buon siciliano, di vicende annose e torbide che vedrebbero intrecciate a doppio nodo politica e crimine organizzato già ne ha dovute sentire parecchie.

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